23 Gennaio 2022

Catalogo ragionato dell’opera di Francesco Somaini

Il catalogo ragionato della scultura di Francesco Somaini, a cura di Enrico Crispolti e Luisa Somaini, figlia dell’artista, lo si può davvero definire monumentale. Oltre 700 pagine che raccolgono più di 2500 opere realizzate dallo scultore tra il 1936 e il 2001, illustrato con foto in bianco e nero e a colori.

Ricordiamo che Francesco Somaini, nato a Lomazzo nel 1926, è morto a Como nel 2005. Ma anche il critico d’arte Enrico Crispolti, che gli fu vicino per tutta la sua parabola artistica e che ha fatto in tempo a contribuire con numerosi saggi alla realizzazione del volume, ci ha lasciato tre anni fa.

Il volume, ordinato cronologicamente e suddiviso secondo le varie tecniche di realizzazione e cicli creativi, permette di conoscere il lavoro di Somaini nella sua pienezza e conferma il successo internazionale di un personaggio tra i più rilevanti del Novecento, anche se forse non sempre apprezzato nel nostro Paese.

Il lavoro di catalogazione, archiviazione e documentazione, svolto dalla figlia Luisa, critico e storico dell’arte, oltre che docente di Storia dell’arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Brera, è stato davvero imponente e complesso. In un certo senso, però facilitato dalla cura con la quale il Maestro aveva catalogato le sue opere fin dall’inizio della sua carriera con cifre e poi lettere che ne identificavano anche tutte le relative varianti.

Alcune delle opere esposte alla Fondazione Somaini in corso di Porta Vigentina 31

Somaini sperimentatore

Era un grande sperimentatore Somaini. Non amava particolarmente il bronzo. Gli piaceva lavorare su materiali diversi, anche umili, come ferro, leghe povere, peltro e piombo. Quest’ultimo anche a caldo, col rischio di inalarne i vapori esiziali. Oppure inventava materiali nuovi, come quello brevettato nel 1955, un conglomerato serico, composto di cemento bianco con all’interno della limatura di ferro, trattata con acido per conferirle maggiore stabilità.

Anche se le sue più note realizzazioni a partire dal 1975 restano le “Tracce” che sono lavorazioni su marmo attraverso un getto di sabbia ad aria compressa che diventano il suo  linguaggio del tutto personale (da lui definito “lo scalpello di Dio”), frutto di un’indagine che ha fatto della materia il punto stesso di partenza e di approdo.

Monumento alla Tessitrice Menaggio

Somaini fu un’artista precoce. Si può dire che la sua carriera cominciò a 10 anni. E nel libro vi si fa giustamente riferimento. E continuò per settant’anni con lavori che vanno dalle prime sculture realizzate nell’immediato dopoguerra, che risentono ancora dell’influsso delle avanguardie europee dell’epoca, alle opere degli anni Cinquanta e Sessanta, quando i suoi lavori rientrano nell’area più informale, sino agli anni Settanta e successivi, quando recependo anche le esigenze del suo tempo, ha sentito la necessità di indagare la scultura in rapporto allo spazio urbano, con l’attenzione accresciuta verso opere di carattere monumentale.

Scultura, architettura e città

E lo afferma lo stesso artista, quando sostiene che “alla scultura ormai non resta come futuro che il campo urbano e sociale, e la misura e i modi che ne conseguono” perché “i limiti della scultura non sono né tecnici né poetici ma sociali e stanno nella fruizione”.

La sua attenzione alla città nasce con i suoi soggiorni a New York a partire dagli anni Sessanta fino ai Settanta con opere come la serie di grande forza immaginativa delle Carnificazioni, la Sfinge di Manhattan del 1974 e il Colosso di New York del 1976, cui faranno seguito altri lavori per le città di Baltimora, Atlanta e Rochester.

Ma questo desiderio “di recuperare il campo urbano alla voce corale”, come diceva lo stesso Artista, si trova anche in altre importanti realizzazioni monumentale come quella a Milano, voluta dall’Associazione Marinai d’Italia, nella piazza omonima, con un’onda che si staglia nel cielo, capace di trovare un senso di armonia tra materia, acqua e spinta verso l’infinito.

Milano Piazza Marinai d’Italia

Da ricordare anche la Porta d’Europa del 1995 a Grandate e soprattutto il Monumento alla Tessitrice di Menaggio che costituiscono lo continuazione dell’idea di “traccia”, capace di evocare attraverso la scultura il corpo umano che va a inserirsi nel corpo stesso della città.

Una incredibile simbiosi culturale e artistica: Somaini e Crispolti

Enrico Crispolti conobbe Somaini nel 1956 alla Biennale di Venezia e da quel momento seguì con sempre maggiore interesse e passione l’opera di Somaini nelle diverse fasi creative. Il loro fu un rapporto che non sbagliamo a definire simbiotico. Il carteggio che dovrebbe essere pubblicato a breve tra Somaini e Crispolti (oltre 200 lettere dal 1956 al 2005) sta a significare il profondo rapporto tra queste due persone. Un rapporto di tipo artistico, culturale, filosofico, ma anche e soprattutto umano.

Nelle lettere all’amico critico, Somaini è portato a scavare dentro se stesso, scoprire le radici della sua creatività, esplicitare la ricerca del suo lavoro artistico, tra ripensamenti e illuminazioni, come quando in una sua lettera-dichiarazione confessa di aver “risolto il problema” della sua arte, arrivando a scoprire il senso del suo percorso dopo aver trasceso l’aspetto naturalistico, informale e superato i vari modelli del barocco.

La sua ricerca ossessiva della libertà di espressione nella scultura lo porta ad aggredire la materia, non lesinare la gestualità sul blocco di cera, il lavoro fisico con i ferri arroventati, con la fiamma ossidrica, tanto che Argan scriverà che la scultura di Somaini “non è un processo a posteriori, di stampo; è il processo stesso del costituirsi della materia perché è la realtà del mondo che, fondendo, si è ridotta a quel grumo impuro e fumante, come dopo un’esplosione atomica” . Insomma, quasi un ritorno alle origini.

Il libro, edito da Skira, rappresenta un catalogo esemplare per comprendere e approfondire la figura di Somaini, grazie alla analiticità dei dettagli e della esposizione documentaria e la serrata catalogazione, ricca di fonti e contributi fotografici, anche dello stesso Autore. Uno strumento non neutro né asettico ma in grado di far emergere in tutta la sua forza quello che potremmo definire il testamento spirituale e creativo di un artista.

Il libro, in edizione bilingue (italiano-inglese) 24×28 cm, 704 pagine, 1521 colori e b/n, cartonato con cofanetto, ha un costo di 280 euro.

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