Rubrica a cura della Dott.ssa Alessia Mariosa, psicologa
Ci sono momenti in cui il corpo va avanti, ma la mente fatica a tenere il passo.
Si continua a fare ciò che va fatto, a rispettare impegni, a prendersi cura degli altri, anche quando dentro ci si sente svuotati, irritabili o emotivamente affaticati. È una stanchezza diversa da quella fisica: è la stanchezza della mente.
Molti adulti, e in particolare molti genitori, vivono questa condizione senza darle un nome, convincendosi che sia “normale”, che passerà, che basti resistere ancora un po’. Ma quando la mente è costantemente sotto pressione, il rischio è quello di entrare in uno stato di sovraccarico emotivo.
Il sovraccarico emotivo si verifica quando le richieste esterne e interne superano le risorse disponibili. Non è necessariamente legato a eventi traumatici o a grandi difficoltà evidenti, ma spesso nasce dall’accumulo di responsabilità, aspettative, ruoli e doveri quotidiani.
Viviamo in una società che valorizza la capacità di “reggere”, di essere sempre presenti, efficienti e produttivi. In questo contesto, fermarsi può essere vissuto come una colpa, e ascoltare la propria stanchezza come un segno di debolezza. Così si continua a funzionare, anche quando il costo emotivo diventa alto.
La mente stanca non chiede di smettere tutto, ma di essere ascoltata. Ignorare questi segnali nel tempo può portare a maggiore irritabilità, difficoltà di concentrazione, distacco emotivo, senso di sopraffazione e, nelle relazioni, incomprensioni e conflitti.
Segnali comuni di sovraccarico emotivo (spesso sottovalutati)
- Sensazione di essere sempre “in affanno”, anche nei momenti di calma
- Irritabilità o reazioni emotive sproporzionate
- Difficoltà a rilassarsi o a “staccare” mentalmente
- Stanchezza persistente nonostante il riposo
- Sensazione costante di dover essere sempre all’altezza delle aspettative
Riconoscere questi segnali non significa etichettarsi come fragili, ma prendere atto di un bisogno reale.
Pillole di benessere psicologico
🔹 Non tutto va risolto subito
Darsi il permesso di rimandare non è fallire, ma proteggere le proprie energie mentali.
🔹 La stanchezza emotiva non si vede, ma pesa
Anche se dall’esterno “sembra andare tutto bene”, ciò che si sente dentro merita attenzione.
🔹 Essere sempre funzionanti ha un costo
Funzionare non è sinonimo di stare bene. Il benessere passa anche dalla possibilità di fermarsi.
🔹 Chiedere supporto è una forma di cura
Condividere il carico emotivo è spesso il primo passo per alleggerirlo.
Molti genitori crescono con l’idea di dover essere un punto fermo costante, senza cedimenti.
Eppure, una mente ascoltata è un modello educativo potente: insegna che prendersi cura di sé è parte della responsabilità adulta, non un atto egoistico.
Riconoscere la stanchezza mentale significa interrompere il pilota automatico e restituire valore all’ascolto di sé. Il benessere psicologico non nasce dall’assenza di difficoltà, ma dalla possibilità di affrontarle senza sentirsi soli o inadeguati.
La Mente nel Mirino torna il primo lunedì di ogni mese con nuovi spunti sul benessere psicologico nella vita quotidiana.
Nel prossimo numero
Sensi di colpa e autosvalutazione: perché siamo così severi con noi stessi
“Incastrati nel dovere: il senso di colpa come ostacolo al benessere”
Un approfondimento sulle radici psicologiche del senso di colpa e sui meccanismi di autosvalutazione che spesso accompagnano genitori e coppie. Un viaggio per comprendere come il bisogno di fare sempre “abbastanza” possa trasformarsi in una critica interiore costante, e come iniziare a liberarsene per vivere in modo più autentico.
Pagina Instagram: @psicologa_alessia_mariosa
Sito web: Home | Psicologa Alessia Mariosa
Autrice del libro NEUROGENITORI, in vendita su Amazon e Mondadori Store: https://amzn.eu/d/is9wRu0

