6 Luglio 2022

Wally, la secondogenita di Toscanini

Arturo Toscanini, il 16 gennaio 1900, stava effettuando prove relative al ”Lohengrin”, la ben nota opera di Wagner. All’improvviso fu interrotto, visibilmente seccato, da una persona che lo avvicinò con una certa fretta sussurrandogli qualcosa all’orecchio. il maestro posò subito la bacchetta e disse: ”Signori, per oggi le prove sono sospese perché è nata Wally”.

Ricordando questo momento di felicità, più volte menzionato dal padre, la figlia esplodeva sempre di gioia, sottolineando come questo annuncio le avesse portato fortuna nella vita.

Di carnagione assai bianca, capelli nerissimi e occhi dallo sguardo intenso, da giovane amava vestirsi spesso con abiti rossi, ampiamente scollati, evidenziando uno stile di vita disinibito, al limite della trasgressivita’.

E infatti Toscanini amava dire affettuosamente di lei: ”Si tratta dell’unica opera che non sono mai stato in grado di dirigere”. Sempre corteggiatissima, persino da Gabriele D’Annunzio e da Charlie Chaplin, fu sentimentalmente incantata e ricambiata dal nobiluomo Emanuele Castelbarco.

Un amore scandaloso per quei tempi, completamente disapprovato dal padre. Soltanto tredici anni più tardi, nel 1930, il loro matrimonio mise finalmente a tacere mille bocche.

Donna sempre sincera, facile agli entusiasmi, ma soprattutto molto generosa verso le persone bisognose, sapeva anche essere severa con se stessa. Conscia dell’importanza del padre, non si cullò mai in questo privilegio. Anzi, quando la Scala subi’ quel disastroso bombardamento aereo del 1943, organizzò tutta sola una sorta di colletta, riuscendo a convincere amici facoltosi nell’effettuare donazioni per la ricostruzione.

Wally ebbe anche un sensibile merito culturale. Infatti riuscì a tenere in vita, malgrado l’opposizione fascista, il proprio salotto di via Durini, anche quando il padre si autoesilio’ per essersi rifiutato, subendo pure uno schiaffo, di dirigere l’inno trionfale del partito fascista.

Educata alla solidarietà, si impegnava con tutto il cuore a sostenere i più deboli, tanto che al termine del secondo conflitto mondiale instaurò una fattiva collaborazione con don Carlo Gnocchi per prestare soccorso ai mutilatini di guerra.

E anche quando, quasi novantenne, avrebbe potuto godersi giorni di riposo, era sempre in movimento con l’intento di prestare aiuto a coloro che abbisognavano di beni di prima necessità. Quando la si notava alla Scala, ingioiellata e riccamente vestita, non mancava mai, in tali circostanze, di chiedere fondi da destinare ai propri assistiti.

Dopo breve malattia ci lasciava nel maggio del 1991. Riposa nel Cimitero Monumentale della nostra città, dove era nata e sempre aveva vissuto.

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