sabato, Marzo 7, 2026

Tumore dell’endometrio…

…l’immunoterapia in prima linea ora è per tutte le pazienti

Approvato il farmaco Dostarlimab: una svolta storica che offre nuove speranze e una vita più lunga anche a chi, fino a ieri, aveva come unica opzione la sola chemioterapia.

Arriva una notizia fondamentale per le donne che ogni anno in Italia combattono contro il tumore dell’endometrio (il tumore dell’utero). L’utilizzo dell’immunoterapia (Dostarlimab) in combinazione con la chemioterapia per tutte le pazienti con malattia avanzata o recidivante è stato approvato.

Cosa cambia concretamente?

Fino allo scorso anno, questa cura innovativa era riservata solo a una piccola parte di pazienti (circa il 20-30%) con una specifica caratteristica genetica. Da oggi, il trattamento si estende all’80% delle donne colpite da questa neoplasia, includendo anche chi non presenta quel particolare profilo molecolare.

I benefici dimostrati dallo studio “Ruby”

I dati scientifici confermano che aggiungere l’immunoterapia alla chemioterapia standard cambia radicalmente le prospettive di cura:

  • Riduzione del rischio: Il rischio che la malattia peggiori o porti al decesso si riduce del 24%.
  • Vita più lunga: La sopravvivenza media aumenta di 7 mesi rispetto alla sola chemioterapia.
  • Efficacia nel tempo: Nelle pazienti con il profilo genetico più reattivo (dMMR), il rischio di progressione si abbatte addirittura del 72%, con quasi l’80% delle pazienti ancora in vita a tre anni dall’inizio delle cure.

La voce degli esperti

“È una pietra miliare,” afferma la Prof.ssa Domenica Lorusso, Direttore del programma di ginecologia oncologica dell’Humanitas San Pio X di Milano. “Per vent’anni abbiamo avuto solo la chemioterapia. Oggi entriamo in un mondo nuovo dove l’immunoterapia diventa lo standard per la stragrande maggioranza delle pazienti. I dati ci dicono una cosa chiara: prima usiamo l’immunoterapia, meglio è.”

Anche le associazioni dei pazienti accolgono la notizia con speranza. Ilaria Bellet, presidente di Acto Italia, sottolinea: “È una possibilità in più quando la malattia fa paura e il tempo diventa prezioso. Ora la priorità è garantire che tutte le donne abbiano accesso rapido a questa innovazione.”

“Il raggiungimento di una sopravvivenza globale significativamente migliorata – afferma Elisabetta Campagnoli, direttore medico oncoematologia di GSK – non è solo un traguardo scientifico: è la prova concreta che la ricerca rigorosa, la collaborazione con la comunità scientifica e l’impegno a fianco delle pazienti possono tradurre il lavoro scientifico in risultati tangibili che impattano positivamente la vita delle pazienti. Questo successo, frutto dell’instancabile lavoro di GSK insieme a ricercatori, clinici e pazienti – continua Campagnoli – ci responsabilizza a proseguire nella ricerca, a garantire terapie efficaci e personalizzate e a rinnovare il nostro impegno per migliorare la qualità e la durata della vita delle persone colpite dalla malattia. È un risultato di cui essere orgogliosi e uno slancio deciso per fare ancora di più, oggi e nel futuro”.

Il tumore dell’endometrio in Italia

Il tumore dell’utero è la quarta neoplasia più frequente tra le donne italiane, dopo seno, colon e polmone. Ogni anno si registrano circa 9.000 nuovi casi, l’80% dei quali colpisce donne sopra i 50 anni. Grazie a questa approvazione, l’Italia riconosce ufficialmente il valore di una terapia che non solo allunga la vita, ma ne migliora la qualità.

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