29 Novembre 2021

New Japonisme

di Paola Montorfano

Correva il 1976, quando il Giappone lancia sul mercato i cartoni animati Anime, la cui definizione deriva dalla traslazione della parola inglese animation che all’inizio divenne Animeshon. Anime erano le eroine neo romantiche Candy Candy e Lady Oscar, l’inafferrabile ladro Lupin III, il pirata spaziale Capitan Harlock, i robot Mazinga Z, Jeeg Robot e Goldrake. 

Da noi arrivarono qualche anno dopo, tra la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli ‘80, insieme ad un aggeggio tecnologico lanciato dalla Sony: il walkman. Un lettore di musicassette, da passeggio,  con le cuffie collegate per ascoltare le compilation preferite, il massimo futuro d’avanguardia.  

Fu così che fummo stregati dal Sol Levante e iniziò il New Japonisme. 

Alcuni acclamati designer giapponesi, aprirono le loro prime boutique europee a Parigi, primo su tutti fu Kenzo, dall’estro giocoso con la fusione tra Oriente e Occidente, con le sue stampe animalier e le forme voluminose. Seguito da Kansay Yamamoto, che divenne celebre per aver disegnato i costumi per il celebre Ziggy Star tour di David Bowie.

Issay Miyake creò abiti destrutturati con colori cupi e materiali tecnologici , sua la famosa stoffa plissettata, che davano all’outfit un effetto a fisarmonica. 

Rei Kawakubo, fondatrice del marchio Comme de Garçons, abolì l’uso dei colori, solo bianco, nero e grigi con tagli asimmetrici e assenza di decori. 

Yohji Yamamoto, che non ha nessuna parentela con Kansay, la cui moda venne definita post-atomica, per via degli squarci negli abiti stropicciati con tagli asimmetrici.

Si diceva che negli anni ‘80 sulla capitale francese regnassero le 3 K : Kenzo, Kamali, Kansay. 

I loro abiti erano molto diversi dal nostro stile sartoriale, non coprivano il corpo, ma esprimevano un concetto. 

Dal 1983 la moda giapponese iniziò ad influenzare i nostri stilisti, fu il preludio del minimalismo di Prada. Sarà Giorgio Armani lo stilista italiano più influenzato dal Sol Levante negli anni ‘80, con la sua collezione dedicata ai film di Kurosawa e con la linea di alta moda Armani Privé dedicata al kimono e all’obi e alle stampe con fiori di ciliegio. Amore lungo decenni fino alla più alta consacrazione nel 2018 con la collezione uomo di Emporio Armani dal titolo “ Dialogando con il Giappone di un tempo”. 

Ho sempre amato la moda giapponese che tanto si presta e si prestava a Milano, città minimal per eccellenza con pochi colori e con il nero a regnare. 

Questo connubio nero-minimal, resta ancora la migliore definizione della moda milanese, inconfondibile stile che il mondo ci riconosce. 

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