La città era imbandierata a festa quel lontano 25 aprile 1945. Dopo anni di sofferenze e di sacrifici, la guerra era finalmente alle nostre spalle. Ci si stava leccando diverse lhijuferite assai profonde, in primo luogo per le numerose vittime civili (circa 2000) e poi per le numerose distruzioni che avevano messo in ginocchio Milano.

Si pensi che gli appartamenti annientati furono 100 mila circa, mentre quelli danneggiati seriamente erano più di 50 mila. Quali i quartieri più distrutti sotto le bombe ? Ne citiamo soltanto alcuni: il vecchio Borgo degli Ortolani (via Canonica), la zona di porta Garibaldi, certi settori di porta Ludovica, di porta Romana e della Fiera.

I monumenti colpiti furono parecchi: il Palazzo Reale dovette lamentare la scomparsa dei suoi soffitti di pregio unitamente ad una serie di arredi di spicco. Gravi lesioni interessavano pure la basilica di Sant’Ambrogio, palazzo Marino, la Ca’ Granda, senza dimenticare il teatro alla Scala (vedi foto) e alcuni stupendi palazzi del centro.

Ne ricorderemo due completamente distrutti: il palazzo Archinto di via Olmetto, con gli affreschi del Tiepolo completamente inceneriti e il palazzo Visconti di Modrone di via Cerva. In quest’ultimo caso, vennero estratti dalle macerie alcuni frammenti scultorei, poi riutilizzati nella ricostruzione dell’edificio. Venne pure ripristinato il suo spazioso giardino.

La ricostruzione di Milano, negli anni Cinquanta, procedeva alquanto spedita, specialmente quando la ripresa economica (l’indimenticato “boom”) affrettava sensibilmente i tempi della riedificazione. E gli urbanisti si trovavano a progettare edifici in spazi cittadini sempre più angusti, tanto che ci si dovette affidare ad un complesso di centri periferici.

Tali centri costituivano il cosiddetto Hinterland, ovvero una sorta di corollario di costruzioni che già facevano l’occhiolino alla futura Grande Milano, ossia una vera e propria megalopoli che si stava sviluppando a ritmi praticamente incessanti.

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