sabato, Gennaio 17, 2026

La leggenda dei Restellini

Da un vecchio libro si legge ancora oggi che in un borgo di Milano, forse in via Crescenzago, esisteva la famiglia Restellini, di estrazione nobile, e tutte le persone che desideravano distinguersi in nome della cultura italiana, si prefiguravano tali imbastendo relazioni di vario genere con questi signori che offrivano raccomandazioni senza pretendere contropartite in denaro. Le persone, in totale una ventina, ora bene acculturate erano a loro volta autorizzate a frequentare istituti per poter insegnare ai loro allievi.

Purtroppo, ad un certo punto della storia, i Restellini andarono ad abitare in altra città, abbastanza lontana da Milano. Ne conseguì che i vari fruitori di letteratura, storia e altre culture insegnate dalla nobile famiglia, si trovarono senza un adeguato sostegno, e pur essendo ben considerati dai concittadini, ovviamente senza il titolo di maestri, persero la loro possibilità d’insegnamento.

Infatti, in assenza di raccomandazione dei Restellini, i vecchi istituti non rinnovarono più le licenze d’insegnamento, cosicché i venti “insegnanti” dovettero trovare un certo sistema per poter sbarcare il lunario. Alcuni, memori della professione dei predecessori, vollero diventare stagnini, altri si diedero alla fabbricazione di armi naturalmente sotto padrone.

Ma ad una delle persone acculturate, venne un’idea decisamente brillante per quei tempi. Perché non inventarsi il mestiere in proprio di oste oppure, approfittando di certe costruzioni non proprio moderne lasciate in eredità, diventare albergatori ? Raggranellando i pochi soldi rimasti nei loro portafogli si mostrarono saggi imprenditori e, nell’arco di alcuni mesi, diventarono operativi sotto ogni profilo.

Ma ecco il rovescio della medaglia. Gli incassi procedevano a gonfie vele e la capacità di lucrare su viandanti e pellegrini di passaggio fece accrescere gli introiti nelle loro tasche. Cominciarono allora a spendere e spandere senza ritegno, a pagare oltremodo cari certi divertimenti leciti e anche illeciti, finché i loro portafogli sembravano tramutarsi in fisarmoniche: ora piene, ora vuote, per aver dilapidato senza ritegno molte sostanze.

I milanesi di quel tempo non perdonarono questi inutili sprechi e gli “insegnanti” si trovarono presto in ristrettezze economiche, tanto da rimpiangere i Restellini e il vecchio modo di vivere, senza certi incassi, ma secondo una tradizionale e saggia condizione di vita.

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