venerdì, Aprile 17, 2026

Al San Babila, Il Turno di Notte. Operai Intrappolati, Sogni Liberati

Negli ultimi anni, le commedie teatrali italiane con operai protagonisti sono state rare. La classe operaia si è ridotta per deindustrializzazione e crisi aziendali, subendo profonde trasformazioni; parallelamente, il sindacato ha perso centralità e influenza.

Assistere a una commedia brillante e divertente ambientata in una fabbrica è dunque una novità, soprattutto sul palcoscenico del Teatro San Babila, tempio della borghesia milanese. Eppure, Il turno di notte di Gianpiero Francese – che ne è autore e regista – ha conquistato il pubblico con calore e simpatia. I sei operai protagonisti (il settimo è l’attore che impersona l’odiato dirigente francese) si trovano bloccati nello spogliatoio dopo un terremoto: affrontano la situazione con ironia e leggerezza, riflettendo sinceramente sulla loro condizione, sui sogni più intimi e sulle paure represse.

Francese si ispira alla drammatica realtà degli operai Stellantis di Melfi: un’azienda transalpina in fase di riqualificazione, tra cassa integrazione, tagli al personale e un futuro incerto. Eppure, emerge forte il senso di appartenenza e la condivisione di valori che unisce i sei, nonostante le differenze di ruolo, esperienza e carattere. Si confrontano sul passato e sul domani con schiettezza, senza retorica: aprendosi a ricordi, rimpianti, speranze.

Lo spogliatoio diventa luogo simbolico: qui gli operai si spogliano della tuta e riacquistano la loro umanità più autentica, in bilico tra la tradizione contadina (la terra, la raccolta delle olive) e l’opportunità di riscatto offerta dalla fabbrica.

In un’epoca in cui il sindacato è contestato e lo sciopero demonizzato, colpisce l’aneddoto del vecchio militante: durante un picchetto, un poliziotto – compagno di infanzia – lo riconosce, lo abbraccia e rinuncia allo sgombero. Un gesto che ricorda la forza dei legami umani oltre le divise e i ruoli che ognuno riveste.

Dopo una serie di scene spassose che vedono vittima il malcapitato dirigente francese, il finale ha un valore simbolico: quattro operai tentano la fuga attraverso un pertugio scavato nel muro, ignari di dove li condurrà. Solo due vorrebbero uscire dalla porta che finalmente si apre; uno, legato all’azienda da un lutto sul lavoro, esita. Alla fine, anche lui rinuncia: insieme all’ultimo compagno, sceglie la via più incerta ma forse anche più libera.

Grazie a battute taglienti, dialoghi dialettali e un ritmo serrato, lo spettacolo è piacevole e trasmette ottimismo. Chiude con la canzone Noi siamo figli delle stelle di Alan Sorrenti – un richiamo ironico al nome Stellantis – che sigilla il messaggio con leggerezza.

Da applaudire la prova corale dei sette attori: Giuseppe Centola, Gabriele Grano, Simona Ianigro, Dino Paradiso, Giuseppe Ranoia, Manola Rotunno ed Erminio Truncellito.

Per un assaggio dello spettacolo, cliccare sotto.

https://www.facebook.com/reel/1562167441629629

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