Venerdì 12 dicembre scorso a Milano, è stata ricordata la strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969, nel 56° anniversario dello scoppio della bomba nel salone della Banca Nazionale dell’Agricoltura, che aveva colpito il cuore della città a poca distanza dal Duomo di Milano.
Tale ricorrenza è opportuno ricordarla perché quella strage diede inizio a quella che fu definita la “strategia della tensione”. Dopo 56 anni da tale tragico momento della storia italiana, i familiari non hanno avuto una risposta certa su tale nefandezza ma solo che la magistratura aveva accertato che fu eseguita dal gruppo estremista di destra Ordine Nuovo. Non entro nel merito del perché e del come oggi non ci sono nomi precisi poiché la storia è conosciuta, molti sono stati i processi svoltosi in diverse sedi giudiziarie. Senz’altro una certezza c’è, quella delle 17 vittime del 12 dicembre e il riconoscimento postumo della 18ª vittima del ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli che il 15 dicembre successivo morì all’interno della Questura di Milano in circostanze ignote.

L’altra certezza è che dopo le altre vittime sono state i familiari, perché hanno dovuto affrontare la dura realtà di aver perso un proprio caro e in seguito si sono costituiti in Associazione per la ricerca della verità e hanno affrontato lunghi ed estenuanti viaggi nelle sedi giudiziarie dal nord al sud, a Catanzaro e in altre città.

E’ conosciuta la storia di Francesca Dendena, figlia della vittima Pietro Dendena che fu la prima presidente dell’Associazione Famiglie Vittime Strage Piazza Fontana, oggi lo ribadiscono ancora e portano avanti l’Associazione e ovunque vanno, riferiscono le loro testimonianze nelle sedi istituzionali così come nelle scuole e non solo per far si che tale memoria storica non sia dimenticata. Ecco perché dicono fortemente che bisogna continuare a far conoscere la storia della strage di piazza Fontana, come quella di Piazza della Loggia di Brescia del 2 agosto 1980 di Bologna e di tutte le altre che ne seguirono negli anni successivi.
Va così riferito che la sera dell’11 dicembre scorso presso la sede della Fondazione Carlo Perini c’è stato un incontro sulla strage di Piazza Fontana cui ha portato la testimonianza Fortunato Zinni, superstite di tale strage; Matteo Dendena Vicepresidente dell’Associazione Vittime della Strage di Piazza Fontana e Roberto Paternoster referente dell’Anpi del Municipio 8. Christian Iosa, Presidente della Fondazione Perini, figlio di Antonio Iosa che fu gambizzato il 1° aprile 1980 da un gruppo armato legato alle brigate rosse ha introdotto e condotto l’incontro. Il primo ad intervenire è stato Fortunato Zinni, superstite di tale strage, e solo per un fortuito momento si era spostato dal salone centrale perché chiamato in un altro ufficio, aveva appena con la sua mano effettuato il simbolico taglio della stretta di mano che sanciva l’accordo raggiunto tra i due clienti, chiese agli stessi di scusarlo per questa uscita e di aspettarlo, sarebbe ritornato subito per regolarizzare l’accordo. Lui riferisce ancora che appena spostatosi dopo pochi minuti ci fu lo scoppio fragoroso e assordante, e pur rimanendo al momento illeso le causò danni al suo udito. Ripresosi e ritornato nel salone riferisce che era indescrivibile la scena che trovò davanti agli occhi nel vedere brandelli di corpi sfracellati, una scena che dice non auguro a nessuno di vedere; lui fu il primo a intuire che non era stato lo scoppio di una caldaia come inizialmente fu riferito, ma l’odore percepito per lui era quello di polvere da sparo poiché gli ricordava l’odore di un ricordo di quando era ragazzo al suo paese. Fortunato Zinni ha inoltre riferito che dopo un poco di tempo un signore passò in banca per ringraziarlo perché lui gli aveva salvato la vita in quanto aveva la gamba insanguinante e lui con una cintura le aveva stretto la gamba per fermare lo scorrere del sangue, pur non rendendosi conto di quanto avesse lui fatto in tale circostanza.

Matteo Dendena, ha parlato della storia del nonno Pietro, della zia Francesca che fu la prima presidente dell’Associazione delle vittime di piazza Fontana e di come aveva svolto il suo impegno nella ricerca della verità partecipando ai processi, purtroppo per una malattia è mancata giovane.
Roberto Paternoster ha riferito dell’impegno da parte dell’ANPI nel portare avanti la storia partigiana e di quanto fanno affinché non si dimentichi la storia del nostro passato per il raggiungimento della libertà e della democrazia che noi oggi abbiamo.

Il momento clou della ricorrenza del 56° della strage di Piazza Fontana è stato quello del tardi pomeriggio di venerdì 12 dicembre scorso con il corteo da piazza della Scala a Piazza Fontana, la posa delle corone e gli interventi degli oratori partecipanti.

Tale momento è stato introdotto e coordinato da Primo Minelli dell’ANPI, presidente del Comitato unitario antifascista.
Il primo ad intervenire è stato il sindaco di Milano Giuseppe Sala, ha riferito che quella strage fu l’attacco diretto alla democrazia con il tentativo di riportare il nostro Paese ad un passato che la storia aveva sconfitto.

Sono seguiti gli interventi di: Laura Castelletti sindaca di Brescia; Daniele Del Pozzo Assessore del Comune di Bologna; della storica Michela Ponzani; dell’artista Ferruccio Ascari; della studentessa Matilde Martinelli; dell’ex Vigile del fuoco, Romeo Turrin; del segretario generale UIL Milano, Enrico Vizza e l’intervento del presidente dell’Associazione Familiari di piazza Fontana, Federico Sinicato. Il momento più toccante è stato quello riferito della testimonianza di Romeo Turrin, allora capo squadra dei Vigili del fuoco che furono i primi ad arrivare in Piazza Fontana. Dopo tantissimi anni è la prima volta che riferisce in pubblico tale sua esperienza, si trovò lì davanti una situazione di una immensa tragedia e dopo aver fatto prima due viaggi con l’ambulanza nel portare due feriti al pronto soccorso, poiché l’autista dell’ambulanza era scioccato da quanto successo, e non si poteva aspettare, andò alla guida e corse verso il pronto soccorso, ma il più brutto momento è stato rientrare in banca, lì c’era veramente un inferno, il tutto indescrivibile.

Gli altri oratori, hanno riferito nei propri ruoli circa quel periodo dell’Italia, e occorre continuare a ricordare per non dimenticare quello che fu quel periodo, far conoscere ai giovani quanto vissuto allora affinché si possano evitare errori oggi.
E’ seguita l’inaugurazione del monumento, opera di ferro volutamente arrugginito, dell’artista Ferruccio Ascari “NON DIMENTICARMI” costruita lì adiacente la piazza e dedicato alle vittime di tutte le stragi di matrice neofascista che furono 137.


