sabato, Aprile 18, 2026

Virginio e la bellissima Carmelina

Carmelina, ai primi dell’Ottocento. viveva nel borgo che oggi appartiene a corso Garibaldi. Era una stupenda sedicenne e proprio qui ebbe modo di assaggiare i dolcetti che venivano regolarmente sfornati sul posto e che tutti i giovani del quartiere amavano gustare. Lasciata libera dalla madre per una mezz’ora, ebbe la possibilità di conoscere un bravo e attento ragazzo, di nome Virginio, il quale si trovava un po’ a disagio tra quel caos festaiolo. Cio’ non di meno, ingolosito dai dolci che la fiera paesana  offriva ai presenti, non si lasciava sfuggire i pezzi più “caramellosi” che ovviamente offriva a ripetizione alla bellissima sedicenne che aveva da poco conosciuto.

Ma la mamma di Carmelina, terminata una commissione che aveva eseguito in loco, si era subito mossa per recuperare la sua figliola. La ragazza, sorpresa  per la rapidità con cui la madre aveva esaurito il tutto, presento’ subito a  lei Virginio, senza mostrare la più piccola delle esitazioni. Anzi, resasi conto che pure il ragazzo l’aveva presa in simpatia, gli disse che tra una quindicina di giorni si sarebbero rivisti, approfittando di una certa cerimonia religiosa che si sarebbe svolta in una parrocchia, alla periferia della città.

La cosa stava ancora per nascere, quando il padre di Virginio si mostrò contrario a questa possibile frequentazione. Disse che i sacrifici sostenuti a favore di Virginio e soprattutto gli studi effettuati, non avrebbero consentito al ragazzo di frequentare validamente Carmelina. Fu anzi decisamente risoluto: dispose questo suo stato affinché Virginio non pensasse più alla ragazza. Gli prenotò un piccolo appartamento a Brescia, città dove avrebbe potuto intrattenersi con vecchi amici. Vincenzo scoppiò in lacrime e volle chiedere un consiglio alla mamma di Carmelina, avvicinandosi il giorno della cerimonia religiosa alla periferia della città.

La mamma di Carmelina ebbe un comportamento meraviglioso. Disse che non voleva entrare in dispute famigliari. Sosteneva tuttavia il padre di Virginio e non avrebbe consentito al ragazzo di vedere la propria figlia finché  il padre stesso non avrebbe cambiato parere. Ma il povero, Virginio si ammalò, tanto che da giorni non toccava cibo.  Scrisse allora una lettera alla madre di Carmelina, pregandola almeno di fargli visita in compagnia della figlia. Lei accettò in via eccezionale, ma non riuscì di venire incontro al desiderio espresso, perché il tempo stava molto peggiorando.

Chiesero aiuto a Mario, un parente delle donne, affinché le accompagnasse su una sorta di calesse. Purtroppo, una folata di vento, decisamente forte, fece traballare il calesse e questo si rovesciò. La ragazza fu colpita in pieno da una stanga della carrozza e da terra non si rialzò più. Nel frattempo Virginio attendeva Carmelina e, non vedendola arrivare, pensò ad un rifiuto categorico da parte della madre. Mario si recò a visitare Virginio, ma non abbe il coraggio di raccontare il triste accaduto.

Il ragazzo se ne accorse recandosi un giorno al cimitero cittadino della Pobbia. Osservò una tomba da poco assestata e, senza conoscere la verità dei fatti, chiese a un vecchio, anche lui in visita al piccolo camposanto, cosa fosse successo alla persona da poco sepolta. La donna, vicina di casa della vittima, spiegò come avvenne il tutto. Oltre al lancinante dolore, Virginio pensò di togliersi la vita. Ma si trattenne con notevoli sforzi, pensando che quel gesto estremo non gli avrebbe consentito di incontrare Lassù la propria amata.

Però Vincenzo continuava ad essere molto depresso e capiva di essere vicino alla fine. Un giorno lo trovarono completamente stecchito nel suo letto. Da morto, anche se non più da vivo, si sarebbe visto con la sua amata.

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