In una stretta via posta vicino al Castello Sforzesco, verrebbe voglia di identificarla con l’attuale via Anfiteatro, viveva una famiglia felice composta dai genitori e da due vispi bambini : Angelo e Maria. Purtroppo, quando i bambini erano ancora molto piccoli, la mamma si ammalò gravemente per una malattia che si rivelò senza scampo. Il papa’ si destreggiò in tutti i modi per allevare i due piccoli, di otto e nove anni, ma non ce la fece. Allora decise di risposarsi, dando ai due figli una onesta e sincera matrigna.
Ma le cose non andarono come si sarebbe voluto e la donna si mostrò spesso nervosissima con i due bimbi. Un giorno, approfittando dell’assenza di suo marito per un periodo di lavoro fuori città, insceno’ una vera e propria piazzata insultando gli incolpevoli bimbi. Questi piansero e si mostrarono dolci con la matrigna, ma questa non ne volle sapere. Li caccio’ brutalmente di casa e sbatte’ l’uscio davanti a loro dicendo che sarebbero morti di sete.
Angelo e Maria, con il morale più che a terra, vagarono a lungo per la città’ e ad un certo punto, considerato il caldo estivo, furono presi da una gran sete. Incontrarono una fontana e Angelo, ancora prima di bere, venne trattenuto dalla sorella che si era ricordata della maledizione della matrigna. E infatti una voce si levò dalla fontana stessa: non bevete o verrete trasformati in anatre.
Si impegnarono a trovare un’altra fontana, ma anche qui una voce invitava loro a non dissetarsi: sarebbero stati trasformati in cervi. Maria si astenne dal bere, ma Angelo, con una sete ormai inestinguibile, bevve e fu trasformato in un cervo piccolo di statura. Maria stava per cedere all’arsura, quando, a pochi metri dalla fontana incontrarono una vecchina che in realtà era una fata.
Con lei Maria si confidò di tutto e la vecchina raccomandò loro di non disperare. E disse alla bimba, la quale si era dissetata con una boccetta d’acqua offerta dalla fata: “Vai sino al termine di questa strada, troverai un cancello chiuso. Ma metterai un po’ di questo olio ai suoi cardini e si aprirà. Incontrerai anche un paio di cani assai famelici, ma offrirai loro questo pane e si placheranno. Salirai al primo piano e osserverai una donna dormiente con una rosa rossa sul suo comodino. La prenderai e me la porterai.”
Tutto si svolse come la vecchina aveva previsto ad eccezione della donna che si svegliò qualche secondo dopo aver visto sparire la propria rosa. Ma Maria, agilmente sgusciò via dalla casa e si presentò alla vecchina/fata con in mano la rosa. Angelo ancora sotto il pesante manto di un cervo e Maria vennero invitati a seguire la vecchina a casa sua, la quale aveva provveduto a ravvivare il caminetto. Vi brucio’ la rosa e subito Angelo si trasformò nel vispo bambino che avevamo conosciuto. Ritrovarono poi il coraggio di presentarsi a casa loro e furono accolti da baci e abbracci, compresi quelli della matrigna, anche lei vittima di un incantesimo dissoltosi con il bruciare della rosa.
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