Sembra che i Celti, un popolo che si stabilì’ nel nord, ma anche nella Pianura Padana a partire dal IV secolo a.C., avessero una particolare predisposizione nel raccontare leggende, cosa che riuscirono a tramandare di generazione in generazione. Una di queste fu “La fortuna di Ronan” che riproponiamo qui di seguito.
Un padre assai povero, genitore di ben sette figli, si rese conto un giorno di non più essere in grado di mantenere la numerosa prole. Si decise allora di parlarne con il più grandicello, un ragazzo intelligente e molto furbo. Con franchezza, presente la madre, gli disse di non essere più capace di mantenere tutta la famiglia e lo pregò di mettersi in viaggio senza una precisa meta, alla ricerca di quella fortuna purtroppo inesistente presso di lui.
Il ragazzo, di nome Ronan, sbigottito per la conversazione avuta con il padre, preparò in fretta la sua bisaccia e si apprestò a mettersi in cammino verso una destinazione ignota. Tuttavia, poco prima, il padre gli confermo’ di non avere nulla da dargli, ad eccezione di una cinquantina di piselli lessati che formavano la sua cena.
Ronan iniziò il suo lungo cammino, ma dopo alcuni chilometri cominciò’ ad avvertire i primi sintomi della fame. All’inizio cercò di resistere, ma poi afferro’ la ciotola dalla bisaccia e consumò i piselli ad eccezione di uno, che rimise accuratamente nella stessa.
Rifocillato, Ronan riorese il cammino. M il sole stava quasi tramontando e il ragazzo chiese ospitalità in un cascina. Il contadino, molto gentile, gli offri’ un alloggio anche se misero: un po’ di paglia stesa nella stalla con un cuscino di foglie. Ma Ronan, prima di addormentarsi, si inventò furbescamente una storia. Affidò al contadino l’ultimo pisello rimastogli e disse “Mi raccomando, do’ a lei questo pisello che rappresenta per me l’unico portafortuna. Me lo conservi bene durante la notte. Non vorrei che qualche malintenzionato me lo rubasse.”
Il contadino disse di si, anche se dentro di se penso’ che il ragazzo fosse fuori di cervello. Poi, temendo comunque il rischio di qualche magia, pose il pisello fuori dall’abitazione, collocandolo sul davanzale di una finestra.
Ma di primo mattino, una gallina che era stata lasciata libera sull’aia lo adocchiò, lo beccò e lo inghiotti’. Ma quando Ronan apprese la cattiva notizia, si mise a strillare con quanto fiato aveva in corpo e disse: “Senza quel pisello non posso più vivere. Voglio almeno la gallina !” E il contadino, pur di tirarsi fuori dai piedi quell’infelice ragazzo, accettò la proposta. Ronan si rimise in viaggio e dopo una giornata di buon cammino, considerato che il tramonto era vicino, chiese ospitalità ad un allevatore.
Prima di coricarsi, Ronan chiese: “Dove posso lasciare la mia gallina ?” “Puoi metterla nel porcile, accanto al mio maiale” fu la risposta. Purtroppo, nel corso della notte, il maiale si rigirò più volte fino a schiacciare la povera gallina, uccidendola. Al mattino, altri strilli, altre urla e l’allevatore cercò di consolarlo offrendogli una forma di formaggio e dichiarandosi non colpevole per quanto successo.
Ma il ragazzo rifiutò e disse che la gallina rappresentava il suo unico avere. Oltretutto le sue uova rappresentavano l’unico sostentamento della sua vita. Tagliò corto e disse: “O lei mi da’ il maiale a compensazione oppure chiamo le guardie”. L’allevatore, sapendo di non essere a posto con le tasse, liquidò Ronan donandogli il maiale.
Il ragazzo lego’ il maiale con una corda e prosegui’ la sua lunga camminata. La stessa cosa capito’ quando, ospite di un gestore in una stazione per cavalli, il maiale venne ucciso dalla zampata di un quadrupede. L’incolpevole gestore, messo incredibilmente alle strette dal ragazzo (o un maiale oppure il cavallo a compensazione), fini’ per dargliela vinta.
Dopo una continuata serie di diversi sotterfugi, il giovane Ronan si accodo’ a un gruppo di cavalieri. Partecipo’ a diverse battaglie che vinse e fu proiettato al servizio di un re, il quale, all’oscuro delle furbizie del giovane ormai diventato un robusto guerriero, lo ricolmo’ con premi e monete d’oro.
Ronan, sebbene in ritardo, pensò di far visita ai suoi vecchi genitori. Non venne subito riconosciuto ma presto baci e abbracci non terminarono mai. Ad un certo punto, Ronan si rivolse al padre: “Ti ricordi ancora di quella manciata di piselli che mi avevi donato ? La mia fortuna iniziò proprio da lì”.
.

