…è una patologia infiammatoria che coinvolge le cavità nasali
e i seni paranasali, caratterizzata dalla presenza persistente di infiammazione e dalla formazione di polipi. I polipi nasali sono escrescenze benigne all’interno delle cavità nasali che, nel tempo, possono ostruire le fosse nasali e compromettere la respirazione e l’olfatto. Si tratta di una condizione che, pur essendo benigna, può avere un impatto rilevante sul benessere quotidiano del paziente, specialmente quando associata ad altre malattie respiratorie o allergiche. La patologia non rappresenta una condizione pericolosa per la vita, la sua complessa sintomatologia e relativa gestione esitano spesso in un peso significativo sulla qualità della vita dei pazienti. Non si conoscono con esattezza le cause, né si può garantire la guarigione, ma le Rinosinusiti croniche quando associate a Poliposi nasale, possono durare tutta la vita provocando un forte peggioramento della qualità della vita e del sonno delle persone affette.
Nell’organismo umano a volte ci sono cellule che prendono la strada sbagliata. Così, pur avendo naturalmente funzioni difensive, assumono caratteristiche nocive per l’organismo e diventano carburante per la patologia. Parliamo in questo caso di eosinofili: tra le più comuni cellule del sistema immunitario. Per fortuna, la ricerca mette a disposizione terapie mirate che riescono da un lato a “silenziare” le unità divenute “cattive” e dall’altro a preservare la funzione delle cellule stesse, fondamentale per il buon funzionamento dell’organismo.
Si può raccontare così, con una metafora che tenta di semplificare un percorso biologico tanto affascinante quanto complesso, il risultato dello studio del gruppo fiorentino a primo nome Matucci, focalizzato sull’effetto di mepolizumab sul tessuto dei polipi nasali condotto dal gruppo dei ricercatori dell’Ospedale Universitario Careggi di Firenze, recentemente pubblicato su J Investig Allergol Clin Immunol.
Lo studio del gruppo fiorentino a primo nome Matucci, focalizzato sull’effetto di mepolizumab sul tessuto dei polipi nasali dell’Ospedale Universitario Careggi di Firenze, dimostra come mepolizumab, anticorpo monoclonale anti–IL-5 approvato nell’asma severo eosinofilo, agisca in modo mirato anche nella rinosinusite cronica con poliposi nasale.
Il trattamento con mepolizumab riduce gli eosinofili infiammatori “cattivi” senza intaccare quelli “buoni”, che sono attori fondamentali nel mantenimento dell’equilibrio del sistema immunitario; questo cambiamento va a sostenere un ripristino del tessuto nasale ed è quindi alla base di un effetto che si traduce in efficacia clinica.
I pazienti trattati hanno evidenziato benefici clinici significativi, tra cui la riduzione della dimensione dei polipi nasali, il contestuale controllo dell’asma, un miglioramento della qualità della vita e il recupero del senso dell’olfatto.
La ricerca apre nuove prospettive nella cura delle patologie respiratorie croniche, che hanno un meccanismo che le provoca e sostiene conservato, ossia un particolare tipo di infiammazione definita dagli esperti di tipo 2. Questo conferma il potenziale delle terapie biologiche mirate nel ripristinare il benessere e la qualità di vita.
Cosa dice lo studio
La ricerca ha preso in esame 15 pazienti affetti da rinosinusite cronica con poliposi nasale, condizione che comporta una modifica del tessuto epiteliale delle cavità nasali. L’alterazione tissutale è alla base della formazione dei polipi, con conseguente ostruzione nasale, dolore, perdita dell’olfatto e, soprattutto, recidive frequenti anche dopo interventi mirati. Va anche segnalato che, a confermare l’unicum nei meccanismi che stanno alla base delle due patologie, i pazienti presentavano anche asma con influenza negativa vicendevole dei due quadri patologici. “Il trattamento con mepolizumab è stato somministrato per una durata mediana di circa 7 mesi – spiega Andrea Matucci, Dirigente Medico del Reparto di Immunoallergologia AOU Careggi, Firenze – I risultati hanno evidenziato una riduzione significativa degli eosinofili infiammatori, non solo nel sangue, ma anche direttamente nella mucosa nasale, sede della formazione dei polipi nasali. Questo ha portato a benefici clinici significativi, tra cui la riduzione della dimensione dei polipi nasali, il contestuale controllo dell’asma, un miglioramento della qualità della vita e il recupero del senso dell’olfatto”.
Inoltre, grazie a una ricerca estremamente fine, si è visto al microscopio che, grazie al trattamento con mepolizumab, si riesce a “riparare” il tessuto di rivestimento interno del naso. “Prima della terapia, l’epitelio appariva danneggiato e pieno di cellule infiammatorie; dopo il trattamento, mostrava una struttura rigenerata e fisiologicamente normale – spiega Alessandra Vultaggio, Professore associato di allergologia e immunologia clinica AOU Careggi,
Firenze.Questo significa che, oltre a ridurre l’infiammazione, mepolizumab contribuisce a ristabilire l’integrità del tessuto e a migliorare il funzionamento delle vie respiratorie superiori. È un risultato molto rilevante, perché ci fa comprendere che intervenire precocemente sui meccanismi biologici alla base della malattia può cambiarne il decorso. La possibilità di osservare un effetto così diretto a livello tissutale apre la strada a nuovi studi e a un approccio terapeutico sempre più mirato e personalizzato.”
Il punto di vista dei pazienti
«Per chi vive con asma grave e poliposi nasale, riuscire a respirare bene e sentire gli odori non è qualcosa che si dà per scontato – sottolinea Luciano Cattani, Presidente di Associazione Asma Grave Odv e Delegato Federasma e Allergie Odv Federazione Italiana Pazienti – Queste persone spesso convivono per anni con sintomi che limitano profondamente la qualità della vita: la difficoltà a dormire, la perdita dell’olfatto, il fiato corto anche per sforzi minimi. Sapere che la ricerca sta aprendo nuove prospettive con terapie capaci di agire alla radice del problema, e non solo di alleviarne i sintomi, dà speranza concreta a tanti pazienti e alle loro famiglie. La tempestività nell’accesso alle terapie biologiche è cruciale per migliorare la qualità di vita di chi convive con queste patologie. Oggi possiamo guardare al futuro con più fiducia, perché la medicina sta imparando a essere sempre più “su misura” anche per chi convive con patologie croniche respiratorie come l’asma severo e la rinosinusite con poliposi nasale.»
Commenta Sara De Grazia, responsabile medico dell’area terapeutica di GSK – Oggi, possiamo parlare di remissione clinica, un traguardo impensabile fino a pochi anni fa. Questo progresso è stato accompagnato da una comprensione sempre più approfondita dei meccanismi immunologici e infiammatori che regolano l’insorgenza e il decorso di queste patologie. Il lavoro dagli esperti fiorentini guidati da Andrea Matucci segna un passo fondamentale nella moderna gestione delle malattie respiratorie croniche e per noi di GSK è uno sprone a continuare nel nostro impegno in quest’area per offrire risposte mirate ad ogni paziente sulla base della sua specifica condizione, a carico delle alte o basse vie respiratorie”.

