“Promenade” raccoglie dieci brani incisi in presa diretta un anno fa per Abeat Records: Guido Di Leone (scomparso lo scorso novembre) era al comando, con Dario Deidda e il tocco magico di Joey Baron. Qui il jazz si rivela per quello che è: una comunanza profonda tra musicisti, una sintonia artistica ed emotiva che trascende l’esecuzione pura. Convergenza di visioni, intuizioni, sentimenti – chiamatela come volete. Come definire quella tensione condivisa verso un’espressività comune? Paradossalmente, è l’unica cosa che non si definisce e soprattutto non si improvvisa.

Quando questa alchimia scatta, nasce un’atmosfera unica, autentica, palpabile in ogni nota di questo bel CD. L’affiatamento tra Di Leone e Deidda, consolidato da anni di palco, era prevedibile. Ma l’apporto di Baron, percussionista raffinato, tesse un file rouge ritmico che esalta l’interpretazione estemporanea, legando i brani in un dialogo di grande efficacia.
Nel jazz, il paradosso regna sovrano: la cover di uno standard talora conta più di un originale. Non è il brano in sé a intrigarci, ma come gli artisti lo rileggono, onorando la tradizione con uno stile personale che genera sinergie fresche, spesso assenti nell’originale. Prendete “Love Theme” da Giulietta e Romeo di Nino Rota: rivisitato con lirismo intatto, morbido e leggero, ma vitalizzato da un ritmo pulsante. O “Canção do Amanhecer” di Lobo e De Moraes, che evoca un amore celato in un velo di malinconia dolce, grazie alla voce triste e lirica di Francesca Leone. “Tea for Two” di V. Youmans si presta a improvvisazioni ironiche, con basso e batteria in primo piano, senza tradire lo spirito originale. Notevoli “Ligia” di A.C. Jobim, bossanova che scioglie armonie complesse in una intimità avvolgente, e “Slam” di J. Hall, dove il trio brilla nella sobrietà naturale del pezzo.

Negli altri cinque pezzi originali di Di Leone (segnaliamo ad esempio, Groove Dario, Boogie Joey, Dream Waltz, nei titoli si intuisce già la scelta ritmica) domina il suono carezzevole della sua chitarra, ora brasiliana, ora classica, sempre elegante e sensibile. Fedeli alla melodia, Di Leone e Deidda evitano virtuosismi pacchiani: anche nell’improvvisazione, sviluppano idee semplici con tocchi fluidi: chiarezza sonora, spazi musicali ariosi, silenzi rispettosi – tutto invita a concentrarsi sull’ascolto, non tanto sull’esibizione, in un’atmosfera distesa e piacevole. Davvero come in una tranquilla passeggiata. E questo è un pregio raro.

