29 Novembre 2021

Gli anni della dominazione francese

Nel gennaio del 1802, la Repubblica Cisalpina sta per cedere la propria identità alla Repubblica Italiana (nazione sorella della Repubblica francese alla quale rimarrà strettamente legata), entrambe volute e fondate da Napoleone Bonaparte.

Vicepresidente sarà nominato Francesco Melzi d’erik (1753 – 1816), che resterà in carica sino al marzo del 1805, anno in cui il battagliero còrso si autoproclamerà re d’Italia affidando il ruolo di viceré a Eugenio Beauharnais (1781 – 1824).

La città di Milano, in quegli anni, conta 126mila abitanti circa e dispone tra l’altro di 18 scuole elementari, 2 ginnasi e altri istituti. Si conferma la sua grande caratteristica di centro culturale oltreché commerciale e industriale, non soltanto a livello lombardo.

Abbraccia i princìpi dettati dalla Rivoluzione francese (Libertà, Uguaglianza, Fraternità) e finalmente può disporre di un proprio esercito, anche se ovviamente “inquadrato” da Parigi. Purtroppo, proprio in questo periodo storico, le ruberie dei nostri nostri cugini d’Oltralpe non mancano e ne fanno le spese i nostri musei, obbligati a cedere importanti opere d’arte.

E anche le loro coercizioni si susseguono. Basti pensare che una parte dei costi sostenuti a favore delle guerre napoleoniche, pesano non poco sulle borse milanesi. Però la città è pervasa da una quasi frenetica volontà nel tentativo di rinnovare il proprio tenore di vita, di adeguare ai tempi certi usi e costumi lombardi.

Si manifestava pure l’intenzione di modificare e migliorare i propri gusti e i propri stimoli sotto ogni profilo, che l’inqualificabile e impersonale dominazione spagnola aveva pressoché appiattito.

Si apprezzano sani divertimenti come quello di assistere a numerose rappresentazioni teatrali oppure dedicarsi, per chi se lo poteva permettere, a lunghe cavalcate sugli erbosi tracciati dei borghi che cingevano Milano.Erano i tempi di Gian Domenico Romagnosi (saggio economista e giurista), di Ugo Foscolo, di Vincenzo Monti e di altri illustri personaggi.

L’Austria ritornerà da noi dopo la caduta di Napoleone, è vero, ma l’animo italiano, in attesa di liberarsi dell’odiato oppressore, vive abbastanza tranquilla seppure stressata da Vienna, grazie anche all’abbondanza di generi alimentari che purtroppo non tutti erano in grado di concederseli.
Concludiamo con un breve flash sui costi di allora. Quando Stendhal si trovava a Milano nei primi anni dell’Ottocento ed era ospite dell’Hotel de la Ville, pagava 50 lire per l’affitto della camera, una lira per la prima colazione, 6 lire per il pranzo e 1,50 lire per occupare un posto al Teatro della Scala.

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