martedì, Gennaio 13, 2026

E’ uscito il CD “Strange Slightly Romantic Memories”: un viaggio musicale nei ricordi di Francesco Pierotti

Francesco Pierotti è contrabbassista jazz e compositore. Ma è anche pittore e architetto e non si può dire che questi due aspetti della sua creatività non abbiano in qualche modo influenzato la sua musica. Una musica che richiede attenzione perché caratterizzata, pur nel rispetto di certe regole compositive,  da una grande libertà armonica e ritmica, con spinte improvvisative e assenza di schemi formali precostituiti che può risultare complessa a chi non è abituato a frequentare ambiti meno convenzionali.

Il progetto che ha realizzato per Wow Records è un CD (fisico e digitale) che si intitola “Strange Slightly Romantic Memories” insieme a quattro musicisti di notevole personalità come Cosimo Boni (tromba), Giovanni Benvenuti (sax tenore), Francesco Zampini (chitarra) e Bernardo Guerra (batteria).

L’idea compositiva nasce dall’esigenza di raccontare ricordi, emozioni, melodie con un certo sapore romantico, non inteso però in senso banale o ingenuo, ma come racconto strutturato che indaga i suoi ricordi e le sue passioni con l’intento di creare una armonia complessiva e unitaria che caratterizza tutti gli 8 brani da lui ideati.

Francesco Pierotti

Nel mondo del jazz contemporaneo, talora piuttosto caotico, Pierotti si muove con molta accortezza e si fa notare per il suono originale che non segue tradizioni o brani orecchiabili. E’ una musica che in qualche caso potremmo definire esplorativa. Ogni parte del suo repertorio è collegato a un sistema di elementi che si uniscono in armonia, melodia e ritmo. Il suo concetto è chiaro e ben definito, e sa comunicarlo in modo diretto.

I palati più raffinati lo apprezzano proprio per la sua ricerca artistica e per la complessità tecnica, anche se a molti ascoltatori un approccio del genere può rappresentare una sfida a causa della sua natura astratta e meno melodica. Dopo l’inizio “A Tear in My Soul” meno problematico, ci troviamo in presenza di tessiture fitte, di stilemi sempre più raffinati nella loro ricorsività (ad esempio, “My Sweet Witch”).

In “Characters” riconosciamo un lavorio, una ricerca che diventa ossessiva e si stempera nel finale, mentre in “Puddles”, da certi nuclei ripetitivi emergono spazi più ampi di riflessione in cui si sviluppano idee nuove, che riemergono alla superficie come risorgive per spunti originali. Nel brano “Transformers” dietro ai singoli virtuosismi, notiamo l’inseguimento proditorio di idee che si nascondono  e vanno stanate con acribia, fino al finale reiterato per dare respiro a una batteria in cerca del proprio spazio vitale.

Accanto a pezzi che hanno una loro immediata riconoscibilità “In My Mind”, “On a Sentimental Roof” o “Waiting for Claud”, vi sono quindi brani che richiedono un intervento in proprio dell’ascoltatore che non è più passivo ma attento decodificatore. Tutto questo, per poter cogliere in pieno il fascino di certe scelte a livello sperimentale che conducono verso paesaggi spesso “ignoti”, a volte lontani da una progressione armonica o ritmica tradizionale che per la loro, talora algida, coerenza possono spaesare. Insomma, un viaggio di scoperta da intraprendere, senza alcun pregiudizio.

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