Un ottimo libro dal simpatico titolo “Se cadono tutti vinco io”, ci ricorda la vita di Dino Zandegù, oggi un gagliardo 85enne, che ha saputo inneggiare alla propria esistenza non solo da ciclista, considerando il suo carattere scanzonato e comunque sempre estroverso.
Affabile con tutti, grazie alla battuta pronta, non ha mai negato a nessuno un saluto cordiale o anche una battuta, magari in compagnia di un buon bicchiere di Prosecco millesimato…
E’ stato un abile velocista, dalle convinte doti di sprinter, che ha saputo vivere nel modo più sereno possibile e che ha cercato di correre, malgrado l’evidente “battaglia” con qualche collega sulla linea del traguardo, sempre nel modo più corretto. E se qualche “scivolata” nel parlare con qualche ciclista concorrente poteva scappare, le scuse riparatrici erano pronte a scattare, considerato il suo carattere anche se a volte non proprio conciliante.
Ne sa qualcosa il ciclista Basso, che Dino definisce scorretto di natura, di indole e di nascita. Quando si giocavano la volata nel finale di una corsa in coppia, il rivale gli staccava quasi sempre il dorsale, tanto che alla partenza della tappa il giorno successivo, i commissari gli chiedevano: “Zandegù, e il numero di gara?“. La risposta di Dino era martellante: “Ce l’ha Basso“.
Un giorno Basso attaccò pesantemente Dino: “Ah, sei tu Zandegù, quello che sa vincere in volata? Allora contale bene le tue vittorie, perchè da adesso non vincerai più”.
Una svolta capitò durante il Giro d’Italia del 1969, effettuando una gara che, nel finale della tappa Terracina – Napoli, vedeva appaiati Zandegù e Basso. Il primo stava combattendo molto bene contro il secondo, ma il formidabile colpo di reni di Zandegù era stato assestato con il proprio braccio sul manubrio di Basso che divenne così il vincitore. Le vivaci proteste di Zandegù non modificarono purtroppo l’ordine di arrivo.
Oggi, racconta il ciclista padovano, con la televisione che con i suoi mille occhi spazia sulle corse, il comportamento in gara deve essere più che corretto, ma a quei tempi i commissari non vedevano niente o non volevano vedere nulla. La squadra di Basso era pronta a fornire prosciutti e salami di ogni tipo, ma la squadra di Zandegù, che si occupava di cucine, “non poteva essere in grado di fornire ogni giorno un frigorifero oppure un forno…”
Ma quando Zandegù si ritirò dalle corse? Era il 7 ottobre 1972, durante il Giro di Lombardia. Le sue forze andavano esaurendosi e decise pertanto, dopo aver staccato incredibilmente il gruppo dei migliori, di guardare a quella spia rossa che segnalava l’inizio della sua riserva di energie. E così, a quasi trentatrè anni, decise di dire basta ai duelli con Basso e di appendere la bicicletta al proverbiale chiodo. Le salite, quelle toste che Zandegù tutto sommato odiava, rimanevano solo impresse tra le leggende di una vita sacrificata al ciclismo…
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