27 Settembre 2022

UN BREVE SGUARDO ALLA MILANO DEL ‘300

di Carlo Radollovich

Nel corso dei primi decenni del XIV secolo, la nostra città perse una buona dose di importanza se osservata nel contesto del quadro politico italiano, ma si rifece presto per quanto concerne il campo dell’economia.

In effetti, almeno per alcuni anni, le guerre si allontanavano dal suo territorio e, contemporaneamente, grazie ad una fitta rete stradale, ma anche acquea, veniva favorito il nascere di validi e lucrosi commerci.

Va però sottolineato che le autonomie cittadine, sotto il governo di Galeazzo II Visconti (1320-1378), co-Signore di Milano unitamente ai fratelli Bernabò e Matteo, subirono un duro colpo.

Infatti, tutti quei magistrati che svolgevano in sostanza la funzione di “capi di Stato” (alludiamo per esempio ai podestà, ai capitani del popolo, eccetera), si ridussero ad occupare un ruolo di semplici governatori. I milanesi si accorsero più da vicino di queste trasformazioni sotto il governo del figlio di Galeazzo II, ossia Gian Galeazzo (1351-1402), detto Conte di virtù (dal nome della cittadina francese di Vertus), titolo portato in dote dalla prima moglie Isabella di Valois, il quale sostituì dispoticamente la parola “popolo” con quella di “Comune”, intendendo così spazzar via, con apposito decreto, certi residui ancora esistenti di guelfismo e di ghibellinismo. A conti fatti, anche sotto il profilo della terminologia, la parola “Comune” non assunse più un significato politico, ma soltanto amministrativo.

Considerato il suo grande talento di ottimo organizzatore, creò per Milano un ordinamento amministrativo proprio. Nominò infatti un Vicario di provvisione assistito da una giunta di dodici membri, di cui due con la funzione di giureconsulti. In ogni caso, il duca Gian Galeazzo vigilava attentamente sull’intera attività amministrativa ed emanava precise direttive, mediante ordinanze denominate “lettere ducali” che il Comune consultava e teneva sempre in stretta evidenza.

Ma l’ambizioso progetto di Gian Galeazzo era quello di unificare l’Italia sotto un grande Stato nazionale, mettendo a capo Milano.

Perseguendo questa finalità, Gian Galeazzo Visconti riuscì ad espandere il ducato milanese sino a comprendere parti dell’Emilia, del Veneto, dell’Umbria e persino della Toscana, conquistando Pisa, Siena.

Purtroppo, quando la peste lo colpì, egli volle spartire i territori conquistati tra i suoi numerosi figli legittimi e illegittimi, ma questa operazione non andò a buon fine: quanto aveva saputo costruire andò rapidamente disgregandosi.

 

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