giovedì, Ottobre 15, 2026

DANNI PROVOCATI DAL CINGHIALE IN LOMBARDIA

di Carlo Radollovich
Originario dell’Asia (ma anche del Nord Africa), questo animale è stato cacciato oltre misura nell’Ottocento, ma non è mai stato in pericolo d’estinzione.
Introdotto nuovamente laddove la sua presenza era giudicata scarsa, ha dimostrato tutta la sua adattabilità e resistenza nei vari territori, tanto da raggiungere, in questi anni, una straordinaria e ampia diffusione.
Lungo quasi due metri, un metro circa d’altezza e con un peso che può sfiorare i 90/100 chili (addirittura 200 per la razza cosiddetta “nera” delle Alpi occidentali), possiede una dentatura assai robusta. Spiccano in modo particolare i canini che, nel maschio adulto, tendono a uscire dalla bocca a mo’ di zanne.
La sua dieta è onnivora, preferendo ghiande, frutti vari, tuberi, radici. Non disdegna comunque pasti a base di carne (serpentelli, rane, addirittura agnelli) e, in pratica, è in grado di colonizzare ogni tipo d’ambiente a disposizione.
Noto per la sua aggressività, attacca in particolare se ferito o anche disturbato. L’ultimo episodio, di una certa gravità, riguarda un contadino abitante nei pressi del lago d’Iseo, assalito perché cercava di allontanare un esemplare dai suoi campi.
In effetti, quando il cinghiale si introduce in territori coltivati (cereali e foraggio, ma anche patate e carote) i guai provocati si rivelano davvero molto seri, con incursioni assai dannose. Secondo una recente statistica, nella sola Lombardia, i danni che gli appezzamenti agricoli subiscono, superano i 600mila euro all’anno.
Occorre intervenire con modalità più radicali, anche se sono già state avviate campagne di contenimento. Vengono organizzati abbattimenti mirati, ma occorrerebbe osare di più poiché il “flagello” tende a provocare conseguenze di progressiva gravità.
Perché le guardie venatorie, servendosi magari di semplici cacciatori regolarmente autorizzati, non intervengono in modo più massiccio ? Da Bergamo a Como, dalla Brianza sino a Lodi, il cinghiale la fa spesso da padrone. Da sottolineare la sua avanzata nel Parco del Ticino e anche nel Pavese, ove questo suino, un tempo schivo di paesi e paesini e di abitudini prevalentemente notturne, ora si spinge in pieno giorno sino in prossimità delle case.
Senza dubbio, occorre adottare misure nuove, decisamente più incisive. Se tergiverseremo, è probabile che sarà il cinghiale, tra non molto, a dare il buongiorno ai nostri agricoltori sull’uscio delle loro fattorie…

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