23 Gennaio 2022

Una giornalista ebrea milanese: Tullia Zevi

Nata a Milano da una famiglia ebraica nel 1919, si presenterà da adulta con una corporatura minuta, un accattivante sorriso e una intelligenza di gran lunga superiore alla media. Vive la sua gioventù in modo sereno, convinta di potersi integrare bene nel nostro mondo ambrosiano.

Purtroppo, le leggi razziali del 1938 aprono su di lei una visione assai cupa e sente crollare tutto attorno a se’. Per fortuna sua, queste abominevoli misure la raggiungono mentre si trova in Svizzera, in vacanza. Il padre, un noto avvocato, percepisce subito che tali leggi creeranno una penosa e crudele rivoluzione.

Raggiunge Tullia e con l’intera famiglia si trasferisce dapprima a Parigi e poi negli Stati Uniti, con l’ultima nave in partenza prima che le truppe naziste arrivino sotto l’Arco di Trionfo.

Terminato il secondo conflitto mondiale, la giovane si sposa presso la sinagoga spagnola di New York con Bruno Zevi, architetto e critico d’arte. Torna in Italia, abbandona la carriera musicale in un primo tempo intrapresa (suonava l’arpa) e abbraccia quella giornalistica.

Scrive in modo particolarmente chiaro e conciso e si fa notare per le sue precise corrispondenze dal processo di Norimberga. Dal 1946 al 1976 lavora da Roma per il “Religious New Service” di New York mentre dal 1960 al 1993 scrive per il giornale israeliano “Maariv”.

Dice con tutta sincerità: “Dopo la Shoah desidero stare più vicina alla vita e all’Europa”. E scrive infatti per La Voce Repubblicana diretta dal fondatore Giovanni Conti nonché per la rivista L’Espresso.

In molti dei suoi articoli, Tullia Zevi si mostra figlia di un ebraismo fondamentale laico, lanciato decisamente verso il futuro senza dimenticare il passato. Grazie ai suoi meriti viene eletta presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane dal 1983 al 1998, prima donna ad essere nominata per tale carica.

Il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro la elogia pubblicamente e le conferisce il titolo di Cavaliere di Gran Croce, la massima onorificenza del nostro Paese. Viene infatti menzionata per aver rappresentato l’ebraismo italiano nella forma più idonea in ogni suo contorno e per il suo lavoro di giornalista e scrittrice, sempre intriso della massima serietà e sincera passione professionale.

Dopo aver scritto la propria biografia dal titolo “Ti racconto la mia storia” nel 2007 (vedi foto copertina), si ammala e si spegne nel 2011 presso l’ospedale San Giovanni di Roma.

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