venerdì, Gennaio 16, 2026

Truffe a Milano: il gioco delle tre tavolette

Per terra viene steso un tappetino. Sopra osserviamo tre bicchierini e sotto una pallina di plastica morbida. Il “banco” è aperto. Una turista si fa avanti e allunga al “banchiere” una banconota da 20 euro. Lei provvede subito ad alzare un piccolo coperchio che viene messo a disposizione dei “clienti”, ma una sorpresa, decisamente negativa, salta all’occhio: sotto il coperchio non c’è assolutamente nulla.

E così nasce la prima sconfitta per la povera turista, la quale si era avvicinata al “banco” con grande entusiasmo. I punti presso i quali questo gioco impostato da furfanti sono essenzialmente due: uno davanti alla chiesa di San Satiro in via Torino, mentre il secondo si trova presso il Piccolo Teatro di via Rovello. Diversi agenti camminano per diverso tempo nelle vicinanze con un unico obiettivo, all’inizio, per evitare che si puntino soldi. Purtroppo, turisti e malcapitati cittadini sono caduti nel frattempo nell’odioso tranello.

Vincere al “banco”, secondo le maledette regole impostate dai rumeni, è assolutamente impossibile. Le “batterie” di questo gioco sono in genere formati da una decina di persone e ognuna di esse svolge un compito ben preciso: vi sono “bonificatori” di una certa area cittadina, altri fungono da “pali”, altri ancora si mettono in evidenza come “banchieri”. Questi attirano i passanti e li invitano a scommettere.

Inoltre, vi sono coloro che fingono di far parte del pubblico e giocano con banconote restituibili. A volte vincono, a volte perdono. La pallina gialla viene schiacciata nel bicchierino dal “banchiere” e al momento giusto viene sfilata senza lasciare ombra di traccia. Ma qui entrano in funzione gli agenti che, con occhi particolarmente attenti, riescono a bloccare le scommesse e denunciano coloro che mettono alle strette i “clienti”.

Infatti, i denunciati sono più di cento, tutti di origine rumena, e i soldi sequestrati sfiorano i 10.000 euro. Questi rumeni sono abbastanza giovani e la loro età varia tra i 30 e 40 anni e la loro denuncia riguarda un’indagazione a piede libero. Peccato che le persone buggerate, anziché dileguarsi dopo aver perso, non facciano scattare il reato di truffa con regolare denuncia. Ma in questo caso dovrebbero provarla e soprattutto documentarla, cosa non facile.

In ogni caso, la lotta contro questo abusivismo prosegue, tanto che, a partire da questa estate, un centinaio di facce di truffatori sono già state visualizzate, anche se, dai primi riscontri, non sembra che ci siano legami con la malavita italiana in questo settore.


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