27 Settembre 2022

Suso Cecchi D’Amico, l’insuperabile sceneggiatrice

La grande sceneggiatrice, il cui vero nome di battesimo è Giovanna, nasce a Roma nel 1914 dallo scrittore Emilio Cecchi e dalla pittrice Leonetta Pieraccini. La sua firma appare in calce a film di registi di spicco come De Sica, Antonioni, Visconti, solo per citarne alcuni.

Sarà proprio Luchino Visconti che la terrà a battesimo per la sua prima, vera sceneggiatura nel film ”Mio figlio professore”. In precedenza si era sposata con il musicologo Fedele D’Amico (figlio del noto critico teatrale Silvio) che le darà tre figli: Silvia, Caterina e Masolino.

Già agli inizi, Suso mette in luce uno straordinario garbo oltreché un’intelligenza non comune applicata alla sua professione in ambito cinematografico, intelligenza che viene apprezzata non solo dai registi, ma anche da molti spettatori.

Mette la sua firma su ”Vivere in pace” di Luigi Zampa, su ”L’onorevole Angelina” sempre di Zampa e su ”Roma città libera” di Marcello Pagliero. Si supera in “Bellissima” di Luchino Visconti, ”Miracolo a Milano” di De Sica e ”Due mogli sono troppe” di Camerini.

Sarà presente anche in ”Ludwig” e ne ”L’innocente”. E qui va lodata la sua tenacia professionale perché riesce a lavorare benché colpita da paralisi. Grazie alla salda amicizia instauratasi con Visconti, conosce i registi Francesco Rosi e Franco Zeffirelli. Il primo le affiderà la sceneggiatura de ”La sfida ” e di ”Salvatore Giuliano”, mentre il secondo le assegnerà gravosi compiti relativi a ”Fratello Sole, Sorella Luna” e ”Gesù di Nazareth”.

Nella Roma degli anni Cinquanta e Sessanta, la sua fama esplode in senso ampio con “‘Rocco e i suoi fratelli” e ”Il Gattopardo” (di Visconti), ”I vinti” e ”Le amiche” (di Antonioni), ”I soliti ignoti” e ”Casanova ’70” (di Monicelli), ”Mariti in città” e ”Senza sapere nulla di lei” (di Comencini).

Curiosamente, a parte i contatti di routine con il grande Federico Fellini, i suggerimenti in tema di sceneggiatura vengono dati a lui per il solo film ”Il delitto di Giovanni Episcopo”, peraltro poi diretto da Alberto Lattuada. Grazie a ”Oci Ciornie”, prodotto dalla figlia Silvia D’Amico, Suso ottiene il Ciak d’oro nonché la candidatura all’Oscar.

L’elenco completo delle sue sceneggiature richiederebbe molto spazio. Preferiamo concludere con alcuni giudizi da lei espressi su alcuni registi. Di Visconti dice che è assai pignolo e che ogni dettaglio deve sempre essere messo a punto con molta precisione. Definisce Zavattini uomo molto colto con idee straordinarie. Di Antonioni dipinge il suo innato senso dell’umorismo e la sua carica di vitalità.

Purtroppo il suo corpo, già avanti con gli anni, mostra segni di cedimento nel 2008 e ci lascia per sempre in un ospedale romano il 31 luglio 2010.


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