17 Giugno 2021

Rosalinda Visconti e Ludovico Birago

Il condottiero Birago (1509 – 1572) aveva conosciuto ad una festa organizzata in Milano da funzionari spagnoli la sua anima gemella: Rosalinda Visconti, discendente della ben nota, nobile famiglia. Si innamorarono subito l’uno dell’altra, si frequentarono per alcune settimane e, pochi mesi dopo, erano già marito e moglie.

Il loro futuro sembrava aprirsi nel modo più roseo e Rosalinda, qualche mese più avanti, avrebbe regalato al marito il primo figlio. Capitava però un imprevisto e assai triste intralcio, un crudele bastone messo tra le ruote della felice coppia, diremmo oggi. Infatti, il governatore di Milano don Ferrante Gonzaga, dopo aver osservato ad una funzione religiosa la bellissima Rosalinda e il suo aspetto degno di nota, se ne incapricciò.

Prese informazioni su di lei e venne a sapere che la giovane era maritata con un uomo dell’aristocrazia milanese. Ma non si scoraggiò e studiò tutte le mosse per potersi avvicinare a Rosalinda. Con un grave pretesto accusò Ludovico di tradimento e lo fece esiliare in brevissimo tempo.

La sposina si recò subito dal governatore. Protestò energicamente per quel tradimento che il marito non avrebbe mai commesso e venne subito zittita. Fu anzi rinchiusa nel castello di Abbiategrasso, assieme al bambino che vedrà la luce pochi mesi più avanti.

Don Ferrante si recava spesso da Rosalinda nel tentativo di farla cadere nel mondo dei suoi tenebrosi intenti, dapprima con lusinghe, poi con severe privazioni e forti minacce. Rosalinda resistette per quasi quattro anni alle pressioni del governatore e poi diede segno di forti squilibri mentali.

Venne affidata alle cure di un ottimo medico, Giuseppe Cavalli, conosciuto con l’appellativo “Pin Cavallin” per la sua bassa statura, ma non si osservò alcun miglioramento nella salute della poveretta.

Ma Ludovico, conquistata nel frattempo la fiducia del duca di Savoia Emanuele Filiberto e disponendo di una certa autonomia militare, organizzò la presa del castello di Abbiategrasso e riuscì a liberare moglie e figlio.

Quando don Ferrante, nel 1554, lasciò il governatorato di Milano, la famiglia poté vivere tranquillamente in città. Rosalinda si era nel frattempo completamente rimessa.

Visse accanto ai tre anche il medico “Pin Cavallin”, il quale si intratteneva spesso con il piccolo. Si dice che fu lo stesso Cavalli, nel tentativo di fargli indovinare in quale mano tenesse un confetto, ad inventare la seguente filastrocca in dialetto milanese: “Pin Pin Cavallin, sota al pé del taolin, pan poss, pan fresch, indovina se l’è quest”.

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