Forse alcuni lettori ricorderanno che il direttore Muti, nel 2004, aveva fondato l’orchestra Cherubini, composta da musicisti sotto i trent’anni. Ieri ha diretto questa orchestra, i cui strumenti erano stati fabbricati dai detenuti con legni provenienti da barche di migranti.
Muti e la Cherubini hanno saputo esprimere una vera armonia di suoni. Tutti i musicisti hanno saputo commuovere una platea di spettatori che aveva le lacrime agli occhi. Infatti, dopo le musiche dedicate a Vivaldi e a Verdi, con la presenza del soprano solista Rosa Feola, l’orchestra ha saputo esprimere una corretta sequela di eleganze musicali che hanno commosso i presenti.
Poi sono saliti sul palco i detenuti che hanno letto, assai concentrati, prose e poesie. Vi sono state due parole, più volte ripetute, che hanno incantato la platea: Fiducia e Bellezza, quasi un riferimento alla continua ricerca di motivazioni nella vita carceraria. E così è stata la volta di Vincenzo, che ha descritto il suo desiderio di diventare un pugile provetto.
Poi e’ stata la volta di Vittoria che ha salutato il carcere come riformatore della propria vita, cercando anche di crescere la propria personalità, guardando non da ultimo anche alla Bellezza come forza crescente sulla vita. E infine Laura che ha ripreso a suonare il pianoforte dopo anni di mancato contatto con la musica.
Un rilievo particolare lo merita Vito, ergastolano, che non canta da quattro anni e che il maestro Muti si è subito interessato a lui. Ha preso contatto con il Conservatorio presso il quale studiava, raccomandando al tempo stesso di trovargli un valido insegnante.
Anche il maestro Muti, emozionato nel dirigere alla fine il “Va pensiero” alla presenza dei ragazzi, lascerà poi la sala abbastanza scosso per la gradevole avventura musicale trascorsa.

