15 Agosto 2022

Il progetto S.M.A.R.T. CARE

Coinvolgere e coordinare tutti i nodi territoriali per ottimizzare la gestione del percorso dei pazienti; facilitare accesso e empowerment del cittadino-paziente…

…ridurre le distanze tra ospedale e territorio, favorendo comunicazione e interazione strutturata tra medici specialisti, infermieri specializzati/case manager, medici di medicina generale, operatori sanitari del territorio; evitare un improprio consumo di risorse, ridurre i costi non necessari e gestire la complessità favorendo la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. Questi gli obiettivi del Progetto S.M.A.R.T. Care NEUROLOGIA, documento redatto dalla SIN in collaborazione con la SIMM, coordinato da OVER Group e realizzato grazie al contributo incondizionato della ROCHE Le patologie croniche colpiscono oltre 24 milioni di italiani e, secondo i dati della Sorveglianza PASSI dell’Istituto Superiore di Sanità, già dopo i 65 anni più della metà della popolazione convive con una o più cronicità, con un trend in crescita con l’età. In generale, esse rappresentano un’importante criticità per la sostenibilità di sistemi sanitari e della spesa, quest’ultima in salita di pari passo con la transizione epidemiologica che sta facendo crescere il numero e l’impatto delle patologie croniche.

“Si fanno sempre più necessaria la coordinazione tra i vari livelli assistenziali, mettendo al centro le necessità del paziente in un’efficiente allocazione delle risorse e della spesa. È con questo spirito che nasce il Progetto S.M.A.R.T. Care NEUROLOGIA, quando un paio d’anni fa, SIMM e SIN hanno immaginato un intervento per la neurologia, per ideare un modello organizzativo per un sistema sanitario distribuito anche territorialmente, coerente con le migliori pratiche e capace di coordinare tutti i soggetti e le strutture coinvolti. L’obiettivo consiste nel posizionare più appropriatamente i servizi sanitari nel luogo a maggior valore, delocalizzando una parte dell’assistenza sanitaria ai malati neurologici tradizionalmente fatta in ospedale verso il territorio, nell’ottica di individuare il miglior setting di cura che garantisca massima qualità, ottimizzazione delle risorse e sostenibilità del sistema e appropriatezza organizzativa”, ha spiegato Alfredo Berardelli, Professore Ordinario di Neurologia presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Direttore UOC Neurologia dell’AOU Policlinico Umberto I di Roma e Presidente della Società Italiana di Neurologia.

“In Italia vivono circa 1.083.000 persone con demenza, di cui circa 700.000 con Malattia di Alzheimer o oltre 900.000 con decadimento cognitivo lieve. La loro presa in carico è affidata a circa 579 CDCD (Centri per i Disturbi Cognitivi e Demenze) e 537 Centri Diurni e 728 RSA, dotati di modelli organizzativi molto eterogenei sia per composizione (personale impiegato, presenza del neuropsicologo, etc.) che per distribuzione sul territorio nazionale. L’attuale organizzazione socio-sanitaria è lungi dal soddisfare le necessità clinico-assistenziali e ancor più sociali di questi pazienti e delle loro famiglie, sulle quali ricade gran parte degli oneri gestionali, specie nelle fasi più avanzate di malattia. Per accogliere ed indirizzare opportunamente pazienti e caregiver, anche nell’attesa di possibili nuovi farmaci in grado di modificare il decorso di malattia, andrebbe previsto un percorso mirato alla identificazione e presa in carico dei pazienti in fase precoce, mediante una riorganizzazione dei servizi”, ha dichiarato Gioacchino Tedeschi, Professore Ordinario di Neurologia presso l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, Direttore UOC Neurologia dell’AOU “Luigi Vanvitelli” di Napoli e Past President della Società Italiana di Neurologia.

“Il Progetto S.M.A.R.T. Care nasce per definire un documento di indirizzo per l’assistenza integrata delle persone con malattie “croniche delocalizzabili a maggior valore” in setting territoriale, più prossimo e accessibile, ne è un esempio la malattia neurologica, rivolto alle aziende sanitarie e ai decisori politici, e che ha lo scopo di migliorare ulteriormente la “presa in carico totale” del malato, in un’ottica di qualità dell’assistenza, equità di accesso alle cure, migliore utilizzo delle risorse e potenziamento delle reti. Questo processo è iniziato nel 2020, quando SIMM (Società Italiana di Leadership e Management in Medicina) ha aderito all’iniziativa di Periplo (Rete delle Reti Oncologiche), Fondazione per la Medicina Personalizzata, promuovendo la necessità impellente della dislocazione territoriale delle terapie e di altre prestazioni rivolte ai malati oncologici”, ha detto Mattia Altini, Presidente SIMM.

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