4 Dicembre 2022

GIUSEPPE VERDI: LA CRIPTA E LA CASA DI RIPOSO

di Carlo Radollovich

Presso la Casa di riposo per musicisti, in piazza Buonarroti 29, è stata inaugurata nel marzo del 1903 una stupenda Cripta, in cui riposano le salme del grande compositore e della moglie Giuseppina Strepponi.

Qui si possono ammirare delicati mosaici realizzati da Lodovico Pogliaghi (1857-1950), apprezzato scultore, pittore e decoratore, autore tra l’altro di numerosi lavori eseguiti presso il Duomo di Genova e di Chiavari, ben noto ai milanesi per aver realizzato la porta centrale del nostro Duomo.

Una lapide ricorda la prima moglie di Verdi, Margherita Barezzi, morta a soli 26 anni a seguito di una dolorosa encefalite, mentre su due corone a parete sono state riportate le dediche di Vittorio Emanuele III e del Ministro della Pubblica Istruzione.

Per quanto riguarda la Casa di riposo, ci si chiede spesso quando il Maestro pensò di favorire i musicisti anziani, non più in grado di svolgere la loro professione. Per la verità, nel 1889, a Verdi venne semplicemente suggerito di investire una parte dei propri risparmi acquistando in loco un lotto di tremila metri quadrati di terreno. Solo dopo aver compiuto ottantacinque anni, egli volle dare un concreto segno della propria generosità, con la finalità di dare un preciso sostegno ai vecchi personaggi della musica. Volle infatti far edificare la Casa sullo stesso terreno e incaricò per il progetto l’architetto Camillo Boito (1836 – 1914), fratello maggiore del famoso letterato e musicista Arrigo Boito.

Impostati i lavori edili con dinamicità, la Casa era già da considerarsi ultimata nella primavera del 1898. Ma il compositore, decisamente schivo, volle espressamente che i primi inquilini vi andassero ad abitare solo dopo la sua morte, anche per evitare qualsiasi forma di ringraziamento.

E così fu. I primi musicisti alloggiarono qui il 10 ottobre 1902, in occasione del ricordo della data di nascita di Verdi.

Aggiungiamo che, nel 1999, venne dato vita, nella Casa, ad un ricco museo. E’ possibile osservare la prima spinetta su cui il compositore si esercitava da giovanissimo, alcuni mobili a lui appartenuti, un paio di doni di particolare pregio del sovrano d’Egitto per ricordare la rappresentazione dell’ “Aida” al Cairo, i vestiti che erano originariamente conservati nella sua camera presso il Grand Hotel et de Milan nonché altri oggetti che fanno rivivere intensamente la sua memoria.

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