Nel Parco Nazionale d’Abruzzo, addirittura nel cuore dell’area protetta, dieci lupi sono stati uccisi ricorrendo ad una incredibile forma d’esecuzione: l’avvelenamento.
E in effetti, così dicono gli esperti, gli animali sono rimasti vittime di un tossico e solo più avanti, una volta eseguite le autopsie, sapremo esattamente di quale veleno si tratti.
Si esprime grande stupore per questa grave perdita subita, espressione di un gesto assai vile, una perdita che avrebbe potuto riguardare anche cani, volpi, animali domestici e altri ancora.
Il lupo cresce sempre di più, anche da noi, e ne abbiamo contati 3500 circa, mentre in tutta Europa ve ne sono circa 23000. Si ritiene perciò di estendere maggiormente misure di difesa, affinché gli allevatori possano meglio proteggere, con una certa facilità, i loro greggi, le varie presenze di vitelli, mucche e altro bestiame.
D’altra parte, non possiamo non considerare che il lupo, negli anni Settanta del secolo scorso, era giudicato praticamente estinto e solo nel 1992 tornò a comparire sulle Alpi. Va tuttavia segnalato che la Commissione Europea, dopo aver reso noto che l’animale si stava diffondendo a buoni ritmi, decise nel 2026 di declassare la specie da particolarmente protetta a soltanto protetta.
Si dovrà comunque promuovere una sorta di alleanza tra mondo agricolo e allevatori, affinché la presenza del lupo non venga più considerata come una minaccia. Oltretutto, in caso di perdite di bestiame, l’eventualità sarà valutata in modo adeguato, considerato che tali perdite vengono oggi rifuse in tempi assai rapidi.

