giovedì, Gennaio 15, 2026

Delitto nella Milano del ‘500

In corso di Porta Romana viveva un operaio tessitore, di ottima indole, con la sua compagna di nome Rosalia. Una sera, terminato il lavoro, il tessitore rientrò a casa, un modesto bilocale, non molto distante dalla chiesa San Nazaro in Brolo. Egli si insospettì subito quando vide la porta completamente spalancata. La chiamò, ma nessuno rispose.

Entrò in cucina e la vide distesa sul pavimento con i vestiti strappati e importanti tracce di sangue. Si accorse che era stata pugnalata. Tentò di sollevarla, ma era già agonizzante. Tuttavia, con l’ultimo respiro che ancora disponeva, Rosalia riuscì a pronunciare il nome dell’assassino: un certo Ludovico, nullafacente, un losco individuo sempre protetto dal conte Bonifacio.

Questo era un nobile che occupava un ampio appartamento in corso di Porta Romana, già noto alla giustizia per alcune accuse riguardanti la sfera sensuale, ma fortunosamente mai incriminato.

Lo spregevole Ludovico, denunciato per l’accaduto e poi arrestato, negava di essere stato protagonista del delitto, ma in seguito, messo alle strette, vuotò il sacco. Si venne a sapere, durante il processo, che amava travestirsi da ricco signore per poi avvicinare giovani donne del mondo patrizio. Anzitutto le rapinava con il consenso del conte Bonifacio.

Per quanto riguarda Rosalia, egli dovette cambiare i propri atteggiamenti perché la donna aveva opposto una decisa resistenza. In ogni caso, subito dopo il processo, Ludovico venne ritenuto colpevole dell’omicidio e condannato all’impiccagione.

Restava da arrestare il conte Bonifacio per le sue trame ordite con la compiacenza di Ludovico e anche per il frutto delle rapine compiute da quest’ultimo. Ma il conte, considerato come stavano mettendosi le cose, lasciò in tutta fretta il suo lussuoso appartamento per trasferirsi in Toscana.

Nessuno volle abitare, per molti anni, tra quei muri posseduti dal conte Bonifacio, anche perché, così si diceva, fossero posseduti dal demonio. L’anima di Ludovico continuò ad aggirarsi per le stanze vuote dell’appartamento, gemendo e chiedendo scusa per l’accaduto…

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