20 Ottobre 2021

Come ripensare il lavoro dopo la pandemia

La pandemia in questi ultimi due anni ha travolto molti settori, ma i cambiamenti che ha innescato hanno allo stesso tempo offerto sbocchi a chi dovrà reinventarsi.

Niente sarà più come prima, ma l’obiettivo è quello di trovare modi nuovi di vivere il lavoro, cercando di sfruttare al meglio le condizioni che si sono create. UCB, multinazionale biofarmaceutica con casa madre a Bruxelles e sede italiana a Milano, ha colto le nuove opportunità che sono derivate dalla pandemia cercando di guardare avanti. La ripresa delle attività, della creatività, del lavoro così come delle relazioni non può più attendere e deve concretizzarsi quanto prima, seguendo i nuovi paradigmi che la pandemia ha prima imposto e, poi, suggerito. UCB, come è nella sua natura, ha saputo mettere in atto delle trasformazioni, e durante il periodo più impattante del Covid ha rafforzato la propria squadra, accogliendo nuove risorse e nuove professionalità, e ripensato il proprio modo di lavorare. Prima di altri si è dedicata a ripensare gli spazi per la nuova vita lavorativa post-pandemica al fine di assicurare una migliore produttività e qualità del lavoro. 

L’open day aziendale per la presentazione del restyling degli uffici e dell’ampliamento dell’organico è stato chiamato “Nice2MeetU”, proprio perché il momento centrale dell’evento è stato l’incontro dei nuovi assunti con il management aziendale. “Abbiamo creato il progetto #Strongeroffice nell’ambito del più ampio progetto di ripensamento del nostro modello di lavoro in ufficio alla luce dell’emergenza – ha spiegato Federico Chinni, amministratore delegato di UCB Italia – Con il primo lockdown abbiamo immediatamente attivato lo smart working senza più limiti e poi, gradualmente, sviluppato e promosso un modello ibrido, che limiti a circa il 40% del totale il tempo trascorso in ufficio, principalmente per lavorare insieme”.

RealStep SICAF SpA è la società di investimento immobiliare che ha gestito la riqualificazione de “La Forgiatura”, campus integrato di oltre 25 mila mq di rigenerazione urbana a elevata efficienza energetica a nord-ovest di Milano, dove ha sede UCB Italia. Lo studio di architettura che ha curato tutta la riorganizzazione degli spazi è Workitect, realtà specializzata nel design di luoghi di smart working, grazie all’impiego combinato di architetti, professionisti del mondo HR e psicologi. Il modello di riferimento è quello dell’Activity Based Working, una allocazione funzionale degli spazi per fornire aree che consentano di dare spazio alle 4C: collaborationconcentrationcontemplationand communication.

Dove prima si trovavano tradizionali scrivanie in open space, sono state costituite aree orientate al confronto creativo più che al lavoro in solitaria. L’azienda ha riconosciuto e riaffermato il valore della flessibilità e dello smart working, riservando l’ufficio a una funzione di “innovation e co-creationhub”, dove i dipendenti si incontreranno per lavorare in team, sintomo dell’esigenza di conservare e rilanciare la relazione in presenza con i dipendenti. I lavori proseguiranno anche durante l’estate, per arrivare entro fine anno a una completa trasformazione dell’ufficio.

Da questo appare evidente come le persone siano al centro della filosofia di UCB. Una crescita, quella aziendale, che non riguarda solo il fatturato, ma anche le risorse umane. “Oggi abbiamo 135 dipendenti – spiega Federica Dal Toso, direttore delle Risorse Umane – ma all’inizio del 2020 eravamo solo 102. Nonostante la pandemia abbiamo operato un grande piano di sviluppo, credendo nella nostra strategia, che dovrà supportare sei lanci nei prossimi sei anni, e in quello che il Paese Italia potrà dare in termini di supporto a questa crescita”.

“Nel 2020 abbiamo continuato ad assumere – continua Dal Toso – aumentando del 18,2% il nostro personale; il 62% dei nuovi assunti è rappresentato da donne, a conferma, tra le altre cose, di un grande equilibrio di genere e del focus esclusivo sulle competenze. E la tendenza non si è arrestata, ma anzi prosegue: nei primi tre mesi del 2021, il numero dei collaboratori di UCB è aumentato di un ulteriore 10%, di cui il 43,75% è rappresentato da lavoratrici. Inoltre, il numero delle persone cresciute all’interno dell’organizzazione nell’ultimo anno, lungo percorsi di sviluppo nazionali e internazionali, è all’incirca pari a quello delle persone assunte dall’esterno, a dimostrazione dell’equilibrio virtuoso tra investimento in risorse interne e ricerca di competenze all’esterno”.

“Oggi, nella nostra azienda, la componente femminile rappresenta circa il 50%” afferma Chinni, precisando che la parità di genere riguarda anche posizioni di leadership: a capo della direzione del personale, di importanti business unit e della direzione medica ci sono delle donne. 

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