3 Dicembre 2022

Carla Lonzi, leader della ”Rivolta Femminile”

La scrittrice e critica d’arte nasce a Firenze nel 1931. Dopo aver frequentato il liceo classico, si iscrive alla facoltà di Lettere presso l’università della sua città. Purtroppo, i rapporti con i propri familiari, già inizialmente ai ferri corti, si fanno sempre più tesi. E lei decide di evadere al più presto da questa situazione.

Infatti, desidera terminare gli studi al più presto presentando una tesi dal titolo ”I rapporti tra la scena e le arti figurative dalla fine dell’Ottocento”, tesi che le consente di conseguire la laurea con meritata lode.

Dopodiché si organizza per attraversare in autostop buona parte dell’Europa andando a visitare i più importanti musei. Poi trova lavoro a Roma, ma lascerà presto il suo posto di segretaria per andare a convivere con il chimico industriale Bruno Lena. Si sposerà con lui nel 1957 e nel 1959 diventerà mamma del piccolo Battista.

Ma ecco riapparire in lei le stesse conflittualità sorte nella sua vita da ragazza, quando si scontra con il padre. E purtroppo rivive in Bruno le stesse, dure ansietà gia’ provate a livello paterno. Il matrimonio non può durare a lungo, tanto che nemmeno la crescita di Battista può funzionare da ”collante” per la coppia.

Nel 1970, Carla Lonzi fonda la ”Rivolta Femminile” unitamente alla giornalista Elvira Banotti e all’esponente del neo-femminismo Carla Accardi. Tale Rivolta vuole essere interpretata dalla Lonzi come portatrice di una nuova cultura, che tuttavia dovrebbe essere continuamente stimolata.

E la Lonzi propone anche la rivendicazione di una sessualità soggettiva, svincolata dalle richieste maschili. Sottolinea pure il rifiuto per una mediazione intellettiva, considerando l’amore nel suo evolversi tout court durante la vita stessa.

Citiamo in particolare due opere di Carla Lonzi che risultano assai apprezzabili per il loro contenuto di impegno politico svolto dalla femminista: ”Taci, anzi parla” e ”Vai pure, dialogo con Pietro Consagra”. In quest’ultimo libro si contrappongono due culture: quella relativa alla donna che cerca di gettare basi opportune per un suo riconoscimento davanti agli occhi del mondo e quella dell’uomo che sottolinea le ragioni delle sue necessità.

Nel suo testo ”Sputiamo su Hegel” critica senza mezzi termini l’impostazione patriarcale della politica marxista e comunista. Ma Carla e‘ soprattutto attratta dalla capacità di indagare o di dubitare da parte di certe donne, affascinate dal femminismo, le quali vanno alla ricerca di queste doti per poi scoprirle dentro di sé e vincere nel migliore dei modi le proprie cause.

Dopo una malattia assai dolorosa e protrattasi nel tempo, Carla ci lascia prematuramente nella Clinica Capitanio di Milano nell’agosto del 1982.

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