In epoca assai lontana, forse prima che i Longobardi prendessero possesso dei territori brianzoli ancora agibili, i Besanesi avevano iniziato ad estrarre ferro da un promontorio di roccia qui disponibile e, con la vendita dell’utilissimo metallo, stavano per conseguire affari davvero importanti.
Ma va pure raccontato che gli abitanti di Besana erano pure ghiotti di fagioli e, durante la stagione calda, provvedevano a stivarli opportunamente al fresco, in una cava vicina ed anche in una caverna a discreta profondità. Purtroppo, un esercito “agguerrito” di topi, attratto da questi legumi, si presentò dapprima con centinaia di elementi e successivamente con migliaia di esemplari, divorando tutto quanto sino all’ultimo fagiolo.
Lo sconcerto tra i Besanesi fu enorme, ma non si persero d’animo, tanto che, nel giro di alcune settimane, le scorte di fagioli vennero ripristinate, inserendo tra l’altro diversi guardiani affinché nulla dei nuovi legumi andasse disperso o rubato. Ma la cosa non ebbe successo e i poveri Besanesi si trovarono nuovamente danneggiati e beffeggiati senza nemmeno un legume a disposizione.
Essi allora vollero adottare una drastica soluzione: impegnando i loro ultimi risparmi decisero di acquistare numerosi gatti. Arrivati a Besana questi felini, fu subito battaglia furibonda con i sorci. Come previsto, questi ultimi vennero falcidiati, liberando per sempre la città da un incubo senza fine. E gli abitanti furono talmente riconoscenti ai gatti, da assumere nelle espressioni, anche nei discorsi avviati con i paesi vicini, fattezze e moine feline…
Per fortuna si tratta di una storia risalente a parecchi secoli fa.

