…perché l’Italia sta cambiando marcia sulle bronchiectasie
Esiste una malattia respiratoria cronica che si nasconde dietro a colpi di tosse continui e affanno. Non è l’asma, non è la bronchite cronica (BPCO), ma viene subito dopo di loro per diffusione. Si chiama bronchiectasia, colpisce migliaia di persone (soprattutto donne) eppure, quasi sicuramente, non ne avete mai sentito parlare.
In occasione della Giornata Mondiale delle Bronchiectasie, l’Associazione Italiana Bronchiectasie (AIB APS) ha lanciato un forte campanello d’allarme da Milano: i pazienti aspettano spesso più di dieci anni prima di ricevere una diagnosi corretta. Dieci anni di rimpalli, cure sbagliate e polmoni che, nel frattempo, subiscono danni irreversibili.
Per fermare questa odissea, è nato oggi un vero e proprio “tavolo di lavoro” nazionale: un team di medici, esperti e istituzioni uniti per scrivere un piano d’azione condiviso (un policy paper) che rivoluzioni la gestione della malattia in Italia.
Il circolo vizioso che toglie il respiro
Ma cosa succede esattamente nei polmoni di chi soffre di questa patologia? Le bronchiectasie provocano una dilatazione permanente e irreversibile delle vie aeree. Da quel momento, si innesca un vero e proprio effetto domino:
Ristagno e infezione: il muco si accumula e diventa il terreno di coltura ideale per i batteri.
Infiammazione cronica: il corpo cerca di difendersi, infiammando i tessuti.
Danno strutturale: l’infiammazione prolungata distrugge progressivamente l’architettura del polmone, riducendo la capacità respiratoria.
I sintomi quotidiani sono un fardello pesante: tosse che non passa mai, produzione continua di catarro, fiato corto e infezioni ripetute. A peggiorare le cose ci sono le riacutizzazioni, crolli improvvisi della salute che portano dritti in ospedale.
“Le bronchiectasie sono una condizione complessa in cui infezione, infiammazione e danno strutturale si alimentano a vicenda. Il ritardo nella diagnosi e la frammentazione delle cure non sono solo problemi burocratici: accelerano la distruzione del polmone.” Osserva il Prof. Andrea Gramegna, Università degli Studi di Milano
I numeri in Italia e il paradosso degli antibiotici
I dati epidemiologici più recenti mostrano che il problema è molto più esteso di quanto si pensi. A livello globale si stimano circa 680 casi ogni 100.000 persone, mentre in Italia la prevalenza è di circa 130 casi ogni 100.000 abitanti.
Oltre al ritardo diagnostico, oggi i pazienti devono fare i conti con un’altra minaccia silenziosa: l’antibiotico-resistenza. Per tenere a bada le continue infezioni, i malati assumono antibiotici per lunghi periodi. Il rischio? Che a lungo andare i batteri diventino super-resistenti, lasciando i medici senza armi efficaci.
La svolta: un “piano di battaglia” nazionale
È proprio per spezzare questa catena che l’AIB, con il supporto non condizionato di Insmed, ha deciso di riunire i massimi esperti per ridisegnare i percorsi di cura. L’obiettivo è garantire a tutti i pazienti, da Nord a Sud, lo stesso diritto a una diagnosi rapida e all’accesso a centri specializzati.
“Chi vive con questa malattia affronta un percorso lungo e frammentato, sospeso in una costante incertezza psicologica e fisica. Abbiamo bisogno di un coordinamento reale per non lasciare soli i pazienti.” dice Elisabetta Stracchi, socia AIB
“Vogliamo colmare il vuoto di conoscenza che circonda le bronchiectasie. Con questo documento proporremo alle istituzioni un percorso chiaro per standardizzare le cure e ridurre le disuguaglianze regionali.” sottolinea Alessandro Vadilonga, Vicepresidente AIB
Il tavolo di lavoro rappresenta un passo avanti concreto che unisce scienza, istituzioni e storie di vita reale. Come confermato da Filippo Giordano, General Manager di Insmed Italia, l’obiettivo comune è solo uno: dare finalmente risposte rapide a bisogni di salute che per troppo tempo sono rimasti invisibili.

