L’eradicazione del dolore rappresenta una delle sfide più importanti dell’umanità. E la ricerca nel settore della terapia del dolore sta attraversando una fase di trasformazione radicale, che spazia da soluzioni farmacologiche d’avanguardia, a tecnologie digitali e bio-ingegneristiche. Se ne parlerà nel corso del congresso ‘Pain Medicine, a long journey’ dove i maggiori esperti internazionali illustreranno le ultime novità nel trattamento del dolore in tutte le sue sfumature e nell’ambito di una serie di patologie, quali malattie neurologiche, reumatologiche e oncologiche, emicrania e fibromialgia, malattia evanescente ma altamente invalidante di cui il dolore è parte fondamentale. “Fondazione Menarini è orgogliosa di poter condividere l’organizzazione di questo evento – dice il professor Stefano Del Prato, presidente della Fondazione Menarini – sia per il suo elevatissimo contenuto scientifico ma anche perché segna la storica tappa di 50 anni di attività congressuale della IASP e il degno avvio delle celebrazioni dei 50 anni di attività della Fondazione, iniziate nel 1976”.
Ma cos’è il dolore? “È una reazione psico-affettiva, un fenomeno fisiologico fondamentale per la difesa dell’organismo – spiega il professor Pierangelo Geppetti, presidente del Comitato Scientifico di ‘Pain Medicine’ e professore emerito di Farmacologia Clinica dell’Università di Firenze – Può sembrare un paradosso, ma la vita non sarebbe possibile senza il dolore, perché è un prezioso segnale d’allarme che ci impedisce, ad esempio, di ustionarci una mano sul fuoco. Il segnale di allarme però è caratteristico del dolore ‘acuto’, magari intenso ma breve. Problemi, anche gravi, subentrano invece quando il dolore diventa cronico e persistente, a volte anche a guarigione avvenuta. È un po’ come l’antifurto di una macchina che non si riesce più a spegnere anche quando i ladri sono ormai in fuga. In questo caso il dolore diventa ‘malattia’, un problema a sé stante, che può interferire con la qualità di vita e divenire invalidante”. La buona notizia è che oggi abbiamo a disposizione tante soluzioni terapeutiche sia per fronteggiare il dolore acuto, che quello cronico. “Le conoscenze oggi a nostra disposizione – afferma il professor Giustino Varrassi, presidente del Comitato Organizzatore di ‘Pain Medicine’ e presidente della Fondazione Paolo Procacci – sono infinitamente superiori a quelle che avevamo 50 anni fa. Oserei affermare, in modo forse più sentimentale che scientifico, che, nell’ambito della medicina del dolore, il progresso scientifico è stato di molto superiore a quello registrato in tanti altri campi della medicina. E nel corso dei prossimi anni, avremo a disposizione soluzioni terapeutiche sempre più innovative, anche grazie all’introduzione delle nuove tecnologie (intelligenza artificiale, bioingegneria, sensori indossabili e altro)”.
Il convegno di Firenze celebra i 50 anni dal primo congresso della IASP, che si tenne proprio nel capoluogo toscano. Il padre riconosciuto della Medicina del Dolore e fondatore della IASP (nel 1973) è il professor John Bonica, un anestesista siculo-americano, che in età giovanile per mantenersi agli studi di medicina negli Usa diventò lottatore professionista di wrestling, così provando personalmente e frequentemente l’esperienza del dolore. Ma perché proprio Firenze? Dagli anni ‘50 nella Clinica Medica dell’Ospedale Universitario di Careggi hanno operato dei pionieri della ricerca e della clinica del dolore. Da una parte il professor Federigo Sicuteri all’inizio anni ’50 fondò il primo Centro Cefalee in Italia e in Europa (il secondo al mondo dopo quello di Harold Wolff ad Harvard, negli Usa), e dell’altra il professor Paolo Procacci creatore del Centro di Terapia del Dolore e cofondatore insieme a John Bonica della International Association for the Study of Pain (la IASP appunto), che tenne il suo primo congresso nel 1975 proprio a Firenze.

