Quando parliamo di Ettore Petrolini parliamo di un “mostro sacro” . Alla sua memoria di grande attore ma, soprattutto alla sua opera di drammaturgo, bisogna avvicinarsi sempre con cautela. Ed è quello che fa Massimo Venturiello nel riproporre al Teatro San Babila “Chicchignola”, una delle commedie più profonde di Petrolini, dalla quale emerge la maschera di un personaggio – citiamo le parole dello stesso Autore – “dall’apparenza bonaria, un po’ sorniona, ma intelligentissimo, spesso disprezzato per la sua apparente passività”, ma capace di reagire alle situazioni difficili con grande ironia e sottile umorismo, svelando, senza peraltro infierire, l’ipocrisia e le debolezze umane.
La pièce, che tanto successo ottenne a Parigi quando fu rappresentata nel 1933, oggi è diventata con Massimo Venturiello e con Maria Letizia Gorga, insieme ai validissimi attori della compagnia al loro fianco,Franco Mannella, Claudia Portale ed Elena Berera, uno spettacolo che è quasi un musical, grazie agli intermezzi riservati a vecchie canzoni romane, che calano l’opera nell’ambiente in cui è nata.

Se si volesse fare un paragone con un personaggio della Commedia dell’Arte, possiamo dire che Chicchignola è il vero contraltare di Arlecchino. Quest’ultimo infatti è sciocco ma furbo, sa barcamenarsi e lo fa per sopravvivere al potere dei padroni. Chicchignola al contrario, é intelligente, finge di fare lo sciocco e cerca di difendersi dall’ipocrisia con la stessa arma e anche con l’uso virtuosistico delle parole, dei doppi sensi, delle allusioni.

Ma l’atteggiamento ipocrita è così diffuso che quando qualcuno si azzarda a dire la verità non viene creduto. La verità quindi è sempre quella che si viene a scoprire di nascosto mai quella che si dice apertamente. E quando l’intelligente si prende la rivincita non può nemmeno sbandierare troppo la sua vittoria. La conclusione, quindi, è che nel paese dei furbi (l’Italia anche all’epoca di Petrolini, come oggi, ne era un esempio lampante) l’intelligente è destinato a soccombere.
Possiamo dire che la critica al regime fascista – ma vale per tutti i regimi – Petrolini la porta avanti attraverso una satira sottile, un umorismo beffardo che ha quasi sempre eluso qualsiasi intervento censorio.
Certamente, è la cerchia “famigliare” quella dove più di altri ambiti vive e prospera l’ipocrisia. Dietro amori, tradimenti, corna vere o presunte, questo è l’ambiente dove sono più frequenti simulazioni, inganni, rispetto solo esteriore delle convenzioni sociali (da notare che Chicchignola e il suo rivale Egisto, convivono con le loro donne ma non sono ufficialmente sposati, la morale comune non l’avrebbe ammesso).
Chicchignola alla fine ci manda un messaggio: non accontentiamoci di verità pronte all’uso, banali, comode, cerchiamo di arrivare alla verità autentica che in genere è assai più faticosa da ottenere, anche se a volte può sembrare un po’ noiosa.
Chicchignola resterà al San Babila oggi (ore 20) e domani (ore 16).

