sabato, Giugno 22, 2024
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Tumore ovarico: la rivoluzione nelle cure migliora la sopravvivenza

Per la Giornata Mondiale sul Tumore Ovarico dell’8 Maggio..

…Nicoletta Colombo, Professore Associato Università Milano Bicocca e Direttore del Programma di Ginecologia in IEO, è intervenuta all’incontro in diretta Facebook organizzato da Acto Italia il 27 Aprile scorso. “Nella cura del tumore ovarico i PARP inibitori utilizzati in prima linea hanno dato risultati inaspettati sia aumentando la sopravvivenza libera da progressione che quella globale, così inaspettati che in alcuni casi io parlerei addirittura di potenziale guarigione da questo tumore”- afferma Colombo.

Il tumore ovarico, che colpisce in Italia 51.136 donne con 5.370 nuove diagnosi all’anno (Dati Globocan e Airtum 2022), è la neoplasia ginecologica che, negli ultimi anni, è stata al centro di una grande rivoluzione diagnostica e terapeutica.  Protagonisti i PARP inibitori, farmaci bersaglio che approfittano del difetto   di ricombinazione omologa (Homologous Recombination Deficiency, HRD) associato alla mutazione di BRCA (ma non solo), per bloccare un ulteriore meccanismo del riparo del DNA e causare la morte cellulare. Si calcola che il 50% delle donne colpite da carcinoma ovarico sieroso di alto grado sia positiva all’HRD, di cui fa parte anche la mutazione BRCA, presente nel 25% delle pazienti. I PARP inibitori, utilizzati inizialmente nelle recidive, hanno mostrato subito una buona efficacia nel ritardare le recidive stesse. Ma è solo negli ultimi 5 anni, dal 2018, quando si è iniziato ad utilizzarli in prima linea, come terapia di mantenimento dopo la chemioterapia, che i risultati sono diventati particolarmente sorprendenti soprattutto nelle donne con mutazione del gene BRCA e in quelle il cui tumore è positivo al test HRD.

I risultati degli ultimi mesi hanno confermato un dato molto importante: non solo aumenta la sopravvivenza libera da malattia ma anche la sopravvivenza globale. Questo significa che è ora possibile curare e potenzialmente guarire più donne. Lo ha dimostrato lo studio SOLO1 su pazienti con mutazione BRCA: a 7 anni dalla diagnosi, sopravvive il 67% di pazienti trattate con PARP inibitori rispetto al 46% che non li ha ricevuti e il 45% delle pazienti non ha avuto recidive rispetto al 20% che non li ha ricevuti.  Dati incoraggianti anche per le pazienti HRD che ricevono il PARP inibitore in combinazione con l’antiangiogenico bevacizumab: a 5 anni dalla diagnosi è vivo il 65% delle pazienti rispetto al 48% delle donne che non hanno ricevuto il PARP inibitore.  Positivi anche i risultati nelle donne negative al BRCA e all’HRD seppure in misura minore. “E’ giusto quindi parlare di uno “tsunami PARP positivo” – sostiene Colombo –  “per il miglioramento che questi farmaci hanno portato nella prognosi delle pazienti”.

Ribadendo la necessità di eseguire i test BRCA e HRD alla diagnosi, Colombo chiarisce che in Italia il test non è ancora rimborsato dal SSN e viene realizzato utilizzando una tecnologia statunitense, con difficoltà di tempi di risposta e costi. Per ovviare a ciò, il mondo accademico nei suoi laboratori, in Italia e in Europa, sta sviluppando un test HRD confrontabile con quello disponibile negli Stati Uniti e validato in clinica e in laboratorio tramite campioni da studi precedenti. Oggi alcuni centri italiani possono eseguire i test nei loro laboratori anche grazie al sostegno dell’industria farmaceutica. In questo modo, questi centri possono avere rapidamente i risultati dei test e impostare la giusta terapia di prima linea oltre a eseguire i test per altri centri.Se poi la recidiva si presenta, stanno emergendo nuove terapie: i farmaci anticorpo-coniugati. Si tratta di chemioterapici legati a un anticorpo tramite linker. L’anticorpo riconosce sul tumore un particolare recettore e porta il farmaco direttamente nel tumore stesso che poi lo internalizza, con un effetto “cavallo di Troia”. Quindi, invece di immettere il chemioterapico nel circolo sanguigno e sperare che colpisca il tumore, il farmaco viene veicolato in modo mirato, in alta concentrazione e con efficacia maggiore. Questo meccanismo viene usato nel tumore dell’ovaio con un farmaco già approvato negli USA dalla FDA, il mirvetuximab soravtansine.

A proposito dell’immunoterapia, sono confermati risultati positivi solo nel tumore dell’endometrio e della cervice. Restano deludenti i risultati nella cura del tumore dell’ovaio, salvo sorprese dalla combinazione di chemioterapia e pembroluzimab nella malattia platino resistente, attualmente allo studio. Ai primi di giugno al Congresso ASCO, la Società Americana di Oncologia Medica, verranno presentati ufficialmente i risultati di uno studio che combina, nella terapia di prima linea, immunoterapia, chemioterapia, PARP inibitori e bevacizumab. A livello di immunoterapia, l’esperienza di questi anni ha suggerito nuovi approcci che usano farmaci basati sulla stimolazione del sistema immunitario e sulla terapia cellulare e che la tecnologia aiuterà a costruire.

Anche i PARP inibitori non si sottraggono al fenomeno della resistenza. Donne inizialmente sensibili a questa terapia, con il passare del tempo rispondono sempre meno, cioè diventano resistenti. Come superare il problema?  Lo si può affrontare utilizzando combinazioni con farmaci antiangiogenici o con immunoterapici ma anche con altri farmaci che possono ripristinare il deficit della ricombinazione omologa e ristabilire la sensibilità ai PARP inibitori.

Al termine dell’evento, Colombo ha concluso con un messaggio di grande ottimismo: “Anche se non si riesce ancora a guarire tutte le donne, si riesce a donare più vita, spesso di buona qualità. Lo testimonia l’aumento del numero delle donne che convivono più a lungo con la malattia”. 

Durante l’incontro, sono state presentate tutte le iniziative che le Acto Regionali (Piemonte, Lombardia, Triveneto, Toscana, Campania, Puglia, Sicilia) hanno in serbo per celebrare l’XI Giornata Mondiale sul Tumore Ovarico  mentre Nicoletta Cerana ha ripercorso l’impegno di Acto negli ultimi 10 anni.

Come ricorda Nicoletta Cerana, Presidente di Acto Italia – “La Giornata Mondiale è un importante momento di conoscenza condivisa e globale.  Invito quindi tutti a contribuire a diffondere le informazioni su questo tumore, perché è l’informazione la prima arma di difesa che le donne hanno contro questa neoplasia così subdola e complessa. La Giornata Mondiale ricorda a tutte  l’importanza di  conoscerla meglio e di sottoporsi a controlli regolari.” 

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