…A Firenze i Guru della Medicina Tracciano le Nuove Istruzioni per l’Uso
Negli ultimi anni, la lotta contro il cancro ha vissuto una vera e propria rivoluzione. L’avvento di terapie sistemiche sempre più mirate — dall’immunoterapia ai farmaci a bersaglio molecolare, fino alle nuove soluzioni ormonali — ha trasformato radicalmente il panorama oncologico. Tuttavia, con l’ingresso di queste molecole di nuova generazione nella pratica clinica quotidiana, si è aperta una nuova grande sfida: come integrarle in modo sicuro ed efficace con la radioterapia?
Gli studi clinici che portano all’approvazione di un nuovo farmaco sono infatti progettati per dimostrare l’efficacia della singola molecola, senza chiarire gli aspetti pratici dell’associazione con la radioterapia: quale sequenza temporale seguire, quali siano le dosi e i tempi ideali, come gestire le tossicità e quali pazienti ne traggano un reale beneficio.
Per colmare questo gap e offrire indicazioni concrete ai medici di tutto il mondo, si è svolta a Firenze la 2ª Consensus internazionale multidisciplinare sull’integrazione tra radioterapia e nuove terapie sistemiche, promossa dal team di radio-oncologi dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi e dai membri della Fondazione Radioterapia Oncologica (FRO), con il patrocinio delle principali società scientifiche del settore (ESTRO, AIOM e AIRO).
Un’Alleanza Strategica tra Farmaci e Radioterapia
L’obiettivo dei lavori — che hanno visto la partecipazione di esperti di fama mondiale come Philip Poortmans, Alison Tree, Kevin Harrington, Giuseppe Curigliano e Massimo Di Maio — è stato quello di elaborare raccomandazioni pratiche per la pratica quotidiana e definire una mappa delle priorità di ricerca per i prossimi anni.
A spiegare il senso profondo dell’iniziativa è Lorenzo Livi, Direttore della SOD Radioterapia Oncologica dell’AOU Careggi e Professore Ordinario all’Università degli Studi di Firenze: “Radioterapia e farmaci sono ormai alleati nella cura di molti tumori ma i nuovi farmaci entrano nella pratica in tempi rapidi, mentre le evidenze scientifiche su come associarli alla radioterapia restano limitate. Per questo mettiamo a fattor comune l’esperienza dei massimi esperti, per dare ai colleghi indicazioni chiare su come far lavorare insieme due approcci terapeutici fondamentali. Dopo la prima edizione dedicata al tumore alla mammella, abbiamo allargato lo sguardo ad altre patologie oncologiche, perché il bisogno è lo stesso: ogni paziente deve poter contare su una radioterapia ben integrata nel suo percorso di cura.”
Sull’importanza di un approccio integrato si è espresso anche Giuseppe Curigliano, Direttore della Divisione Sviluppo di nuovi farmaci all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, Professore Ordinario all’Università degli Studi di Milano e Presidente eletto ESMO: “L’oncologia di precisione ci mette a disposizione strumenti sempre più potenti e sta cambiando il modo di concepire la cura: le terapie non si sommano semplicemente, si integrano. Condividere tra oncologi medici e radio-oncologi un linguaggio comune, con raccomandazioni pratiche, significa sapere come usare le combinazioni nella pratica di ogni giorno. È il modo più responsabile per portare l’innovazione ai pazienti: non basta che una terapia funzionante, bisogna anche sapere quando e come associarla alle altre per ottenere il massimo beneficio, senza trascurare la sicurezza dei trattamenti”.
Un valore confermato anche da Massimo Di Maio, Professore Ordinario di Oncologia Medica all’Università di Torino, Direttore dell’Oncologia Medica 1U dell’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino e Presidente AIOM:“I risultati di questa Consensus sono di grande utilità per la pratica clinica oncologica: offrono ai colleghi italiani e internazionali, che ogni giorno si confrontano tra specialisti diversi per definire le strategie terapeutiche ottimali, un punto di riferimento su come integrare al meglio opzioni farmacologiche, radioterapia e trattamenti locali, in uno scenario in continua evoluzione per molti tipi di tumore. Il confronto su efficacia e sicurezza, e quindi su ciò che possiamo raccomandare in questo setting, rappresenta un servizio prezioso che si affianca alle linee guida e contribuisce a rendere le scelte cliniche più uniformi e consapevoli, a beneficio dei pazienti oncologici”.
I lavori della Consensus si sono concentrati in particolare su tre macro-aree ad alta incidenza: il tumore della mammella (coordinato dal Prof. Icro Meattini), i tumori della prostata e del rene (coordinati dal Dr. Giulio Francolini) e i tumori del distretto testa-collo (coordinati dal Dr. Pierluigi Bonomo).
1. Tumore alla Mammella: Trattamenti Su Misura e “Meno è Meglio”
Nel carcinoma mammario, la parola d’ordine è personalizzazione. La tendenza attuale è quella di ridurre l’invasività dei trattamenti conservando la massima efficacia oncologica.
Come fa notare Philip Poortmans, Professore di Radioterapia Oncologica all’Università di Anversa: “Oggi ogni donna riceve un trattamento costruito su misura, in base alle proprie caratteristiche, a quelle del tumore e alle altre terapie che eventualmente segue. Spesso, ‘meno è meglio’: mastectomie meno radicali, preferenza per i trattamenti conservativi della mammella, stadiazione ascellare meno estesa. Anche la radioterapia è personalizzata caso per caso: i volumi da irradiare sono sempre più precisi e, nella maggior parte dei casi, più piccoli, le dosi più basse e le frazioni meno numerose. Il risultato è un netto miglioramento della tollerabilità, sia degli effetti acuti sia di quelli tardivi. Infine, siamo passati da una collaborazione poco coordinata tra i diversi specialisti a un’équipe multidisciplinare pienamente integrata.”
Tra le priorità individuate dalla Consensus per il tumore al seno figurano la necessità di raccogliere dati di sicurezza a lungo termine, l’obbligo di coinvolgere il radio-oncologo fin dalle fasi primordiali di progettazione dei trial farmacologici e il diritto fondamentale della paziente a essere informata in modo trasparente sui benefici e i possibili rischi, rendendola parte attiva nelle decisioni terapeutiche.
2. Tumori di Prostata e Rene: La Rivelazione della Stereotassica
Nel trattamento del tumore della prostata, le nuove terapie ormonali (ARPI), combinate alla terapia di deprivazione androgenica (ADT), si stanno affiancando alla radioterapia con straordinario successo.
A tracciare il quadro è Alison Tree, Radiation Oncologist presso il Royal Marsden Hospital di Londra: “La radioterapia è una componente fondamentale del trattamento con intento curativo e garantisce eccellenti risultati funzionali. Quando serve, la combinazione con la terapia sistemica rafforza ulteriormente la nostra capacità di ottenere la guarigione. Con la recente introduzione degli ARPI in associazione alla ADT, oggi possiamo guarire con una frequenza molto maggiore rispetto al passato, migliorando la sopravvivenza e la qualità di vita di molti uomini. È inoltre sempre più rilevante il ruolo della radioterapia nella malattia avanzata e metastatica, con l’obiettivo di prolungare la sopravvivenza e migliorare la qualità di vita.”
Proprio nell’ambito della malattia metastatica per prostata e rene, la Consensus ha messo in luce il ruolo crescente della radioterapia stereotassica: una tecnologia ad altissima precisione che eroga dosi elevate direttamente su piccole lesioni tumorali. Nei pazienti con un numero limitato di metastasi (oligometastatici), l’irradiazione mirata delle lesioni che progrediscono consente spesso di tenere sotto controllo la malattia evitando, o rinviando nel tempo, il cambio della terapia sistemica. Tuttavia, gli esperti ricordano che non esiste un approccio unico per tutti e che occorre distinguere i casi consolidati da quelli che necessitano di ulteriori conferme scientifiche.
3. Tumori Testa-Collo: L’Importanza del Razionale Biologico
I tumori del distretto testa-collo (cavo orale, faringe, laringe, ghiandole salivari) rappresentano il settimo tumore più frequente in Europa e colpiscono funzioni vitali e sociali come il parlare e il mangiare. La radioterapia gioca qui un ruolo di prim’ordine: costituisce l’opzione curativa primaria nel 35% dei casi iniziali ed è impiegata in circa 6 casi su 10 nelle forme localmente avanzate per preservare l’organo o dopo la chirurgia.
Tuttavia, come evidenziato da Kevin Harrington, Professore in Terapie Biologiche Oncologiche all’Institute of Cancer Research e al Royal Marsden di Londra, l’integrazione con le terapie sistemiche richiede grande cautela: “Da numerosi studi clinici abbiamo appreso che combinare l’immunoterapia con la radioterapia, o con la chemio-radioterapia, in modo non selezionato, non porta benefici: servono combinazioni molto più mirate e con un razionale biologico favorevole. Gli approcci che prevedono l’utilizzo dell’immunoterapia, associata a farmaci a bersaglio molecolare o alla chemioterapia, prima di un intervento chirurgico o della radioterapia sono molto interessanti in prospettiva futura. Un’altra strategia molto promettente è il trattamento adiuvante somministrato dopo la radioterapia o la chemio-radioterapia, in particolare nei pazienti a rischio molto alto, individuati mediante DNA tumorale circolante o imaging”.
Uno Sguardo al Futuro della Cura
Il messaggio che emerge con forza dalla Consensus di Firenze è limpido: la ricerca clinica multidisciplinare e la conoscenza biologica avanzata della malattia sono le sole coordinate in grado di guidare l’oncologia moderna. Grazie all’unione tra una radioterapia sempre più mirata e trattamenti farmacologici ad alta precisione, il futuro della cura oncologica si prospetta sempre più efficace, sicuro e personalizzato per ogni singolo paziente.

