lunedì, Ottobre 19, 2026

Particolari poco noti sui primi trent’anni di Arturo Toscanini

di Carlo Radollovich

Nasce a Parma nel 1867 e, sin da piccolo, osserva il paziente lavoro di cucitrice della madre Paola e gli abiti confezionati dal padre Claudio. Ma quest’ultimo, ex garibaldino, non è molto innamorato del mestiere di sarto e spesso si trasferisce nella vicina osteria a parlare con gli amici davanti a un bicchiere di buon vino. Arturo si dà da fare per fornire un piccolo aiuto ai genitori ed è attratto in modo particolare da certe armonie operistiche intonate con passione dal padre.

Una maestra di musica, una certa Vernoni, nota la passione per la musica espressa dal piccolo e si offre per impartire lezioni gratuite di solfeggio e pianoforte. Egli fa progressi incredibili e a nove anni è già ammesso al Conservatorio di Parma. Dimostratosi alunno promettente, le spese di vitto e alloggio si intendono a carico del Conservatorio. Gli viene assegnato un violoncello, ma, appena possibile, corre al pianoforte, la sua vera passione.

Comincia a farsi notare tra gli insegnanti ed è benvoluto dai compagni che creano per lui l’affettuoso soprannome di “genio”. Il suo sguardo è però, per natura, sempre serio, burbero, addirittura accigliato. A diciotto anni, Arturo si diploma con il massimo dei voti in pianoforte e violoncello e si accorge che la musica, secondo il suo desiderio, non va composta ma anzitutto studiata, fatta scendere nel profondo dell’animo per poi essere trasmessa al pubblico. E con questi propositi nel cuore, poco dopo il diploma, firma un contratto come violoncellista per una stagione d’opera a San Paolo in Brasile. Qui il direttore d’orchestra non è ben visto dalla critica e presto viene nominato a dirigere Arturo Toscanini. Consegue un grande successo con l'”Aida”.

Ma lascia ben presto il Brasile, complice una certa nostalgia per l’Italia, e si trasferisce a Milano in un piccolo appartamento di via San Vito, ove abiterà con i genitori e due sorelle. Sarà lui, con grandi sacrifici, a mantenere l’intera famiglia. Riesce a farsi conoscere da Giuseppe Verdi e otterrà una scrittura come secondo violoncello alla Scala in occasione della prima di “Otello”. Ciò nonostante, i soldi incassati sono ancora pochi e la famiglia Toscanini è costretta a prendere persone in pensione nel nuovo appartamento di via Torino.

Si trasferisce per circa tre anni in Piemonte ove conosce e decide di sposare la signorina Carla De Martini.

Rientrato a Milano, osserva con amarezza che la Scala sta attraversando un periodo difficile, tanto che la stagione 1897-1898 viene cancellata per mancanza di fondi. Rimane scosso nel leggere il seguente cartello sull’ingresso principale del teatro: “Chiuso per la morte del sentimento artistico, del buon senso e del decoro cittadino”.

Chi riuscirà a risollevare le sorti del teatro simbolo di Milano? Il trentenne Arturo Toscanini affiancato dall’ingegnere Gatti-Casazza, un vero genio sotto l’aspetto amministrativo.

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