Prendere una medicina sembra la parte più semplice di una terapia…
Un gesto automatico, quotidiano, a cui spesso non si dà troppo peso. Eppure, quando si parla di HIV, quel singolo gesto nasconde una sfida quotidiana complessa: l’aderenza terapeutica.
Trattare l’HIV non significa soltanto “ricordarsi di prendere una pillola”, ma intraprendere un percorso continuo di cura e relazione. Per far luce su questo aspetto fondamentale, ViiV Healthcare Italia ha lanciato “Aderenza in HIV”, una nuova sezione digitale interamente dedicata a medici, pazienti e caregiver.
L’iniziativa si inserisce nel quadro della Strategia Globale contro l’AIDS 2026–2031 di UNAIDS, che punta a porre fine all’AIDS come minaccia per la salute pubblica entro il 2030, rimuovendo le barriere d’accesso alle cure e garantendo la continuità terapeutica a tutti, comprese le fasce di popolazione più vulnerabili.
La realtà in Italia: tra dimenticanze e bisogni inascoltati
Cosa succede davvero nella vita quotidiana di chi vive con l’HIV? Le ricerche più recenti condotte in Italia rivelano uno scenario inaspettato:
Pillole dimenticate: un sondaggio condotto su medici e pazienti rivela che circa il 50% delle persone intervistate dichiara di dimenticare occasionalmente la terapia (nella maggior parte dei casi meno di una volta al mese).
Pareri discordanti tra i medici: per gli infettivologi non esiste un’unica definizione di “non aderenza”: se per alcuni il problema sorge solo con dimenticanze frequenti, per altri anche la singola dose saltata rappresenta un segnale d’allarme.
L’aderenza subottimale: i dati dello studio Positive Perspectives 3 evidenziano che, nonostante gli ottimi risultati di soppressione del virus, quasi la metà dei pazienti analizzati vive un’aderenza non del tutto ideale. Questa difficoltà emerge soprattutto tra le donne e chi ha iniziato il trattamento in ritardo.
Tutto ciò dimostra che avere a disposizione farmaci efficaci è essenziale, ma non basta: servono percorsi che tengano conto della qualità della vita, dell’ascolto e dei bisogni quotidiani delle persone.
Le voci degli esperti: una nuova era per le terapie
Non si tratta solo di disciplina individuale, ma di un’alleanza tra paziente, medico e innovazione scientifica.
«L’aderenza non è solo un tema di pillole prese o dimenticate, ma il risultato di un percorso di cura che coinvolge il sistema sanitario, le persone con HIV e le loro reti di supporto», spiega il Prof. Stefano Rusconi (Primario di Malattie Infettive all’Ospedale Civile di Legnano). «Dobbiamo lavorare di più sulla continuità di relazione e sull’ascolto».
Una svolta concreta arriva dalle nuove tecnologie farmacologiche. La Prof.ssa Antonella Castagna (Primario di Malattie Infettive all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano) sottolinea l’impatto dei farmaci a lento rilascio iniettabili: «Con i farmaci antiretrovirali iniettabili a lento rilascio abbiamo ora gli elementi per ridurre in modo significativo la circolazione del virus. La partita si gioca nel coinvolgimento attivo di chi non trova una risposta completa nella terapia orale quotidiana».
Un valore per il singolo e per la collettività
L’aderenza alla terapia garantisce la salute del singolo, ma ha anche una ricaduta decisiva sulla sanità pubblica: una persona con carica virale azzerata non trasmette il virus (U=U, Undetectable = Untransmittable).
Come sottolinea Fabio Vecchio (Market Access, Government Affairs and Communications Director di ViiV Healthcare Italia): «L’aderenza è il punto in cui la qualità della ricerca incontra i risultati del mondo reale. Senza aderenza si riduce l’efficacia, si disperde valore e si indebolisce l’impatto dell’innovazione».
Un nuovo punto di riferimento online
La nuova sezione “Aderenza in HIV” nasce proprio per unire raccomandazioni internazionali, dati scientifici e storie reali di medici e pazienti, creando un ponte di informazione trasparente e accessibile a tutti.
È possibile visitare la nuova area del sito all’indirizzo: viivhealthcare.com/it-it/fermare-hiv/aderenza/

