3 Febbraio 2023

MISERIA E NOBILTÀ AL TEATRO SALA FONTANA: PER RIDERE ANCORA

di Ugo Perugini

Il regista Michele Sinisi ripropone al Teatro Sala Fontana di via Boltraffio un classico della commedia italiana che risale nientemeno che a Eduardo Scarpetta, anno 1888. Resterà in scena fino al 20 dicembre e, dopo una breve pausa, dal 26 dicembre al 3 gennaio. Riproposto più volte in teatro, al cinema, in tivù, è diventato un vero e proprio mito grazie al grande Totò che interpretò il protagonista Felice Sciosciammocca, nel film di Mattoli del 1954.

Una sola scena per tutte. Memorabile. Felice Sciosciammocca, Totò, dopo tanto digiuno forzato, può finalmente mangiarsi gli spaghetti, insieme alla famiglia altrettanto affamata. Tutti si buttano a capofitto sulla zuppiera e mangiano fino a strafogarsi, e Totò si infilerà perfino gli spaghetti in tasca.

Ma Totò sottotraccia è il protagonista occulto della commedia. Viene richiamato alla memoria anche per la famosa lettera che detta a Peppino, diretta alla malafemmina – “… specie che quest’anno c’è stata una grande moria delle vacche come lei… ben sa” – anche se non ha nulla a che vedere con la commedia.

Un'altra scena della commedia
Un’altra scena della commedia

Ma i richiami, le citazioni servono a creare un’atmosfera di coinvolgimento per il pubblico, che queste battute ormai conosce a memoria. E le ripete a mezza bocca, come l’esperto d’opera canticchia le arie più famose. Tornando a Sinisi, che interpreta un Peppeniello piuttosto maturo (dovrebbe essere il figlio di Pasquale), oltre a fare il regista presente in scena, non si lascia sfuggire l’occasione di dire un’altra battuta-tormentone famosissima: “Vingenz m’è padre a me!”

Lo spettacolo, realizzato dal Centro di produzione teatrale Elsinor, è in grado anche di stupire il pubblico per le trovate scenografiche che animano il palcoscenico, gli exploit degli attori che si accollano più ruoli come Gianluca delle Fontane (che interpreta Eugenio e Ottavio) e si riesce a sdoppiare con grande abilità.

Ma anche gli altri personaggi, a cominciare da Gianni d’Addario, Sciosciammocca, e Pasquale, Ciro Masella, ricreano un clima di simpatia e partecipazione che il pubblico percepisce. Il ritmo delle azioni è incalzante come le battute e i cambi di scena.

 

A Totò, ancora una volta, spetta di concludere la commedia allo stesso modo in cui finì il film di Mattoli: “Torno nella miseria, però non mi lamento: mi basta di sapere che il pubblico è contento.”

Per passare una fine d’anno in allegria, ricordando il passato ma anche augurandosi che il futuro ci riservi qualcosa di migliore, questo è lo spettacolo adatto.

 

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