…la svolta mininvasiva per ritrovare la libertà di movimento
Addio a trattamenti infiniti o interventi invasivi: l’ablazione del nervo basivertebrale mediante radiofrequenza spegne il dolore direttamente alla fonte, senza alterare l’anatomia della colonna.
Pensare che il mal di schiena sia un’esclusiva della terza età è uno dei falsi miti più radicati della medicina moderna. Oggi la realtà ci racconta una storia diversa: il dolore alla colonna colpisce sempre più spesso ragazzi e adulti nel pieno della giovinezza e della vita lavorativa, già intorno ai 30 – 40 anni.
Per anni, chi si trovava incastrato in questa condizione viveva un vero e proprio vicolo cieco: rassegnarsi a convivere con una sofferenza costante e invalidante, oppure affrontare complessi interventi chirurgici ad alto impatto. Oggi, però, la prospettiva cambia radicalmente grazie a una tecnologia mininvasiva di ultima generazione: l’ablazione del nervo basivertebrale. La procedura è già disponibile in centri d’eccellenza altamente specializzati, tra cui l’Ospedale Israelitico di Roma.
L’usura precoce: un nemico invisibile nei giovani
Contrariamente a quanto si crede, i “segni del tempo” sulla colonna vertebrale possono comparire con largo anticipo. Un prestigioso studio della Mayo Clinic pubblicato sulla rivista Spine ha rivelato come alterazioni degenerative dei dischi intervertebrali siano visibili già nel 37% dei ventenni asintomatici, una quota che supera il 50% tra i trentenni.
In Italia, l’Istituto Superiore di Sanità stima che oltre 10 milioni di persone lottino quotidianamente con il dolore cronico. Sebbene queste alterazioni non scatenino sempre sintomi immediati, costituiscono il terreno fertile su cui si sviluppa la lombalgia cronica. Fino a poco tempo fa, le opzioni erano drastiche: antidolorifici a vita o interventi di fusione vertebrale. Oggi, l’ablazione mediante radiofrequenza consente di “spegnere” il circuito del dolore senza intaccare l’impalcatura naturale del corpo.
Un impatto economico e sociale enorme
Il mal di schiena non è soltanto una sofferenza individuale, ma una vera emergenza sociale ed economica. Un report pubblicato su The Lancet (basato sui dati del Global Burden of Disease) calcola che la lombalgia sia responsabile di oltre 60 milioni di anni vissuti con disabilità (YLD) a livello globale.
Quando la patologia colpisce la fascia giovanile (30-40 anni), le conseguenze sono pesantissime:
- Giornate lavorative perse e calo della produttività.
- Rischio di invalidità precoce o necessità di assistenza familiare.
- Spese sanitarie continue per farmaci, esami e fisioterapie palliative.
Offrire una soluzione rapida e risolutiva significa restituire alla società persone attive, dinamiche e indipendenti.
Quando il dolore nasce dall’interno della vertebra
Per decenni, tantissimi pazienti affetti da lombalgia cronica sono stati catalogati sotto diagnosi generiche e indefinite. Oggi la ricerca ha identificato una causa precisa: il dolore vertebrogenico, ossia una sofferenza che origina direttamente dal corpo vertebrale.
A differenza dell’ernia del disco o della classica contrattura muscolare, questo dolore è veicolato da una struttura nervosa specifica: il nervo basivertebrale.
«Molti pazienti arrivano da noi convinti di dover convivere con un ‘semplice’ mal di schiena, quando in realtà sono vittime del dolore vertebrogenico», spiega il Dott. Luca Serra, Responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia Vertebrale dell’Ospedale Israelitico. «La vera svolta non è solo l’intervento in sé, ma la capacità di individuare la sorgente esatta della sofferenza. Oggi possiamo disattivare il segnale del dolore mantenendo integra l’anatomia della colonna.»
La diagnosi di precisione: il ruolo della Risonanza Magnetica
Il dolore vertebrogenico non si può diagnosticare solo “a parole”. È fondamentale una valutazione specialistica affiancata da una risonanza magnetica ad alta definizione, in grado di individuare le cosiddette Modic Changes (alterazioni infiammatorie dell’osso vertebrale a contatto con il disco). Soltanto con questo riscontro è possibile stabilire se il paziente sia il candidato ideale per la procedura.
L’intervento: come funziona la chirurgia mininvasiva
La procedura rappresenta la nuova frontiera della chirurgia vertebrale:
- Percutanea e Mininvasiva: non serve aprir la schiena con tagli tradizionali. Attraverso un piccolissimo accesso percutaneo guidato da radiofrequenza e imaging avanzato, il chirurgo raggiunge il corpo vertebrale.
- Interruzione del Dolore: tramite impulsi di radiofrequenza, il nervo basivertebrale viene disattivato, interrompendo l’invio dei segnali dolorosi al cervello.
- Anatomia Intatta: non si applicano né viti né placche e non si effettuano fusioni ossee.
- Recupero Rapido: il paziente beneficia di tempi di ripresa estremamente brevi, tornando velocemente alla vita di tutti i giorni.
«Non tutti i mal di schiena sono uguali», conclude il Dott. Luca Serra. «La nostra sfida principale oggi è riconoscere precocemente questi pazienti. Più la diagnosi è tempestiva e precisa, maggiori sono le possibilità di offrire cure mirate, evitando che un dolore cronico comprometta per sempre la qualità della vita.»

