lunedì, Febbraio 26, 2024
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Ludovico il Moro, primi anni al potere

Il giovane Ludovico Sforza, 1452 – 1508, denominato “il Moro” per i suoi occhi e capelli nerissimi, carnagione brunastra (già il padre Francesco lo chiamava “Maurum”), spodesta la duchessa Bona di Savoia emarginandola nel castello di Abbiate e regna in nome dell’adolescente Gian Galeazzo Maria, primogenito di Bona.

Quest’ultimo, crescendo, non nutre alcun amore per quanto riguarda il potere politico e quando compie i diciotto anni ama soltanto tuffarsi nel divertimento. Molte donne sono sue, va a caccia spesso, si profuma e si veste con abiti ricercati.

Si sposa al compimento dei vent’anni con Isabella d’Aragona, nipote del re di Napoli, e anche lo stesso Ludovico prende moglie sposando Beatrice d’Este, figlia di Leonora d’Aragona.

Ludovico avvia una sorta di propaganda a suo favore all’interno del ducato e mette in moto uno straordinario “battage” che riesce ad influenzare positivamente la folla. Questa, per le strade, non grida più “Sforza, Sforza”, ma “Moro, Moro”. Vengono pure studiate raffigurazioni allegoriche e allestiti addobbi trionfali, rappresentazioni teatrali, pitture che si ispirano al Moro, addirittura creati trofei gastronomici.

Curiosamente, entra in gioco anche il nome “Moro” ovvero “morone”, frutto di quel gelso le cui foglie nutrono il ben conosciuto baco che produce la ricercatissima seta. Insomma, Ludovico viene definito “uomo della provvidenza”, una persona che non si fa mai vincere dalla collera, molto disponibile nel concedere udienze.

Lo storico comasco Paolo Giovio scrive che il duca “da’ splendore alla Lombardia”, anche se non tutti (tra cui il diplomatico e valente Antonio Trotti) condividono questi incensamenti. Sicuramente, ai banchetti, il Moro non fa mancare nulla: i grandi animali arrostiti sono abbinati ad un vino leggero, pollame e prosciutti vengono mangiati “insaporendoli” con Malvasia, proveniente dall’isola di Ischia, decisamente dolce, simile ai passiti di oggi.

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