Una nuova freccia si aggiunge all’arco dell’ematologia italiana…
…nella lotta contro il linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL), la forma più comune e aggressiva di linfoma non Hodgkin. Nonostante i passi avanti compiuti dalla ricerca, fino al 40% dei pazienti va incontro a una recidiva o non risponde alla prima linea di trattamento. Per chi non può accedere al trapianto autologo di cellule staminali o alle terapie CAR-T — opzioni riservate a pazienti con specifici requisiti di idoneità —, le alternative terapeutiche sono state a lungo limitate.
Oggi questo vuoto clinico trova una risposta concreta: è disponibile e rimborsata anche in Italia la combinazione dell’anticorpo bispecifico glofitamab con la chemioterapia GemOx (gemcitabina e oxaliplatino), indicata dalla seconda linea di trattamento per i pazienti adulti non idonei al trapianto autologo.
I dati dello studio STARGLO: sopravvivenza raddoppiata
A confermare la portata dell’innovazione sono i risultati dello studio internazionale di Fase III STARGLO, che ha confrontato la nuova combinazione a durata fissa con lo standard di cura (R-GemOx). I dati a tre anni di osservazione mostrano un netto cambio di passo:
- Sopravvivenza globale mediana: raddoppiata, passando da 12,5 mesi con il trattamento standard a 25,5 mesi con glofitamab + GemOx.
- Sopravvivenza libera da progressione: una mediana di 14,4 mesi contro i soli 3,3 mesi del braccio di controllo.
- Seconda linea di trattamento: più di un paziente su due trattato in seconda linea con la nuova combinazione è vivo a tre anni, con una sopravvivenza libera da progressione mediana di 20,4 mesi (rispetto a 5,5 mesi).
- Efficacia per fascia d’età: i benefici sulla sopravvivenza globale mediana si mantengono elevati sia negli under 65 (27 mesi vs 9), sia negli over 65 (25 mesi vs 13,8), sia nella popolazione over 75, dove la mediana raggiunge i 33 mesi rispetto agli 8,3 mesi dello standard.
I tre pilastri del nuovo trattamento
L’introduzione di questa terapia offre vantaggi che vanno oltre l’efficacia clinica pura, impattando positivamente sulla gestione medica e sulla vita dei pazienti.
- Pronta all’uso (off-the-shelf): Il farmaco è immediatamente disponibile e non richiede i tempi tecnici di prelievo, manipolazione cellulare e attesa tipici di altre strategie come le CAR-T. Può essere somministrato in tempi rapidi, anche in ambito ambulatoriale.
- Durata fissa: Il percorso prevede un numero definito di cicli (di norma 12, pari a circa 8 mesi di terapia). Questo permette al paziente di intravedere una fine del trattamento, migliorando la qualità di vita ed evitando la tossicità cumulativa delle terapie continue.
- Sostenibilità per il SSN: Come sottolineato dagli esperti, la durata fissa e la facilità di gestione consentono una migliore programmabilità per le strutture sanitarie, riducendo le complicanze e il ricorso a ricoveri impropri, combinando l’accesso all’innovazione scientifica con la tutela delle risorse pubbliche.
Questa nuova opzione terapeutica rappresenta un tassello fondamentale per ridare speranza e tempo ai pazienti e alle loro famiglie, offrendo un’opportunità concreta di controllo della malattia proprio nel momento più critico del percorso di cura.

