30 Settembre 2022

Irma Antonetto, grande amore per la cultura

Nasce a San Mauro Torinese (vedi foto) nel 1920 da una facoltosa famiglia dedita alla produzione di farmaci. Dopo aver frequentato il liceo, si laurea in lettere a pieni voti. Sin da ragazza si avvale di un sogno: promuovere incontri tra intellettuali di ogni nazione e avviare i necessari confronti, ascoltando soprattutto le diverse opinioni.

Non appena laureata, unitamente ad una sorella, decide di scrivere alle personalità più in vista. Li pregherà di aiutarla a fondare un’associazione culturale e la sua forza di convinzione è tale da ottenere, in un arco di tempo tutto sommato breve, i necessari e indispensabili fondi.

Riesce a dar vita a tutto ciò che era stato concepito nella sua mente, tanto che, dopo la fine del secondo conflitto mondiale, avrà creato la prima stagione di contatti sotto la sigla ACI e cioè Associazione Culturale Italiana. Infatti, riesce a impostare interessanti conferenze a titolo gratuito, svolti da alcuni personaggi di spicco come il professor Dogliotti, Rita Levi Montalcini, l’architetto Carlo Mollino e altri ancora.

Suscita grande ammirazione da parte del Teatro Carignano di Torino, sala che ospita dibattiti culturali di alto livello. Non solo. L’ACI di Irma Antonetto ottiene di effettuare conferenze anche presso altre importanti città come Roma, Milano, Firenze, Napoli. E la presenza di personaggi iscritti all’ACI viene addirittura richiesta da New York.

Osserviamo che nomi di autentico spicco partecipano alle numerose conferenze indette, tra cui Cocteau, Jonesco, Sabin, Ungaretti, Montale e altri ancora. Ricordiamo pure che, verso la metà degli anni Sessanta, viene persino invitato il poeta russo Eugenij Etwuscenko, privo di passaporto, ma, riavutolo per l’occasione dalle autorità di Mosca, si dichiara onorato di poter partecipare di persona a momenti così significativi della cultura internazionale.

Da notare che Irma, malgrado il corposo successo ottenuto con l’Aci, non si monta mai la testa. Non si insuperbisce per le ”vittorie” in campo culturale e non mette mai in risalto i propri, interiori entusiasmi. Eppure, nel 1964 viene nominata Cavaliere al merito della Repubblica italiana, mentre vent’anni più tardi viene premiata dalla Francia per la sua instancabile opera a favore della cultura.

Ci lascia per sempre nel novembre del 1993, a soli settantatré anni, rimpianta da molti suoi aficionados.

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