sabato, Aprile 18, 2026

ACTO ITALIA…

…15 anni accanto alle pazienti e una sfida ancora aperta

Acto Italia coglie l’occasione della Giornata Mondiale del Tumore Ovarico in programma il prossimo 8 maggio, per celebrare il 15mo anniversario dalla fondazione e per riflettere sull’allarme lanciato dalla World Ovarian Cancer Coalition sulla situazione della malattia nel mondo e in Italia.

ACTO Italia – Alleanza contro il Tumore Ovarico è nata nel 2010 per sostenere la prevenzione, la diagnosi e la cura delle donne colpite da tumore ovarico e da tumore ginecologico. In 15 anni di attività, ACTO Italia ha sostenuto le pazienti, diffuso informazioni sulla malattia, collaborato con la comunità scientifica e difeso il diritto all’equità delle cure.

Per essere più vicina alle donne in tutto il Paese, ACTO Italia ha promosso la nascita di 7 associazioni regionali, creando una rete solida e riconosciuta dalle istituzioni. Grazie a questo impegno, la conoscenza del tumore ovarico è passata dal 20% al 60% delle donne. “Con impegno e determinazione abbiamo superato la boa dei 15 anni – racconta Nicoletta Cerana, presidente Acto Italia- Oggi possiamo dire con orgoglio di essere una realtà riconosciuta e strutturata in grado di portare la voce di tutte le 230mila donne affette da tumore ginecologico ai tavoli in cui si discutono le priorità sanitarie.”

Nonostante i recenti progressi della medicina e della ricerca scientifica, il cancro ovarico rimane uno dei tumori femminili più complessi e letali. I progressi nel miglioramento dei tassi di sopravvivenza sono stati lenti e la sopravvivenza a 5 anni dalla prima diagnosi non supera il 43%. Secondo i dati diffusi dalla World Ovarian Cancer Coalition, nel 2022, 324.603 donne nel mondo hanno ricevuto una diagnosi di tumore ovarico. Senza interventi adeguati, entro il 2050 saliranno a circa mezzo milione con un incremento del 55% e l’incidenza maggiore riguarderà Asia e Africa. Oltre all’incidenza aumenterà anche la mortalità dagli attuali 206.956 casi del 2022 agli oltre 330 mila del 2050 con un incremento di oltre il 65%.

In Europa l’incidenza aumenterà dell’8% (da 69,472 casi a 75.570) mentre la mortalità salirà del 19% (da 46.232 casi a 55.124). Questi dati molto preoccupanti hanno spinto la World Ovarian Cancer Coalition a lanciare un allarme mondiale chiedendo a tutti i Governi maggiori risorse per migliorare la prevenzione, la diagnosi e il trattamento di questa neoplasia ma anche per migliorare

l’organizzazione ospedaliera e garantire a tutte le donne malate un accesso equo alle cure.

Nel nostro Paese, il tumore ovarico colpisce 52.800 donne, con 5.423 nuove diagnosi nel 2024 (Dati Aiom – I numeri del cancro 2024) e 3.600 decessi all’anno. Se è pur vero che negli ultimi anni sono stati fatti grandi passi avanti grazie alle terapie innovative, sono ancora molti i temi aperti.

La diagnosi precoce è uno dei primi problemi irrisolti. “Il 70-80% dei tumori ovarici viene diagnosticato in stadio avanzato, perché non esiste un test di diagnosi precoce. “Su questo abbiamo focalizzato il nostro progetto di ricerca, supportato principalmente dalla Fondazione Alessandra Bono e da AIRC”.- ha dichiarato Maurizio D’Incalci , Professore Humanitas University – Partendo dall’ipotesi che nelle fasi iniziali del tumore ovarico il DNA tumorale possa arrivare al canale endocervicale e quindi essere rilevabile nel PAP test, sono stati analizzati 250 PAP test eseguiti fino a 10 anni prima della diagnosi. Grazie al sequenziamento del DNA, si è scoperto che alterazioni tumorali erano presenti già nove anni prima della diagnosi, solo nelle pazienti malate e non nelle donne sane. Lo studio ora si amplia a migliaia di casi in tutta Italia, coinvolgendo 50 strutture e utilizzando il machine learning, con l’obiettivo di sviluppare in futuro un test di diagnosi precoce per il tumore ovarico.”

Quindi per la diagnosi precoce dovremo ancora aspettare. Un secondo problema è rappresentato dalla resistenza alla chemioterapia su cui è in corso uno studio che ci racconta Domenica Lorusso, Direttore Unità Operativa Ginecologia Oncologica Humanitas San Pio X: “Presenteremo all’ASCO (Il congresso mondiale della Società Americana di Oncologia Medica che si terrà a inizio giugno a Chicago) un importante studio internazionale sul tumore ovarico resistente al platino, frutto della collaborazione tra Europa, Stati Uniti e Paesi asiatici. Lo studio ha dimostrato che l’aggiunta di un farmaco innovativo alla chemioterapia – un farmaco che agisce sui meccanismi attivati dal cortisolo, l’ormone dello stress – porta a un significativo aumento sia della sopravvivenza libera da progressione che della sopravvivenza globale, rispetto alla chemioterapia da sola. Si tratta di un risultato promettente per un gruppo di pazienti tra i più difficili da trattare, ovvero quelle resistenti alla chemioterapia. Un ulteriore successo della ricerca che apre nuove prospettive di cura.”

La medicina ha fatto e sta facendo passi da gigante. Ma l’organizzazione ospedaliera sta correndo alla stessa velocità? La domanda è importante perché nel tumore ovarico la sopravvivenza non dipende soltanto dalla precocità della diagnosi ma anche e sempre più

dalla qualità delle cure che una paziente riceve.

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