domenica, Luglio 12, 2026

Se il “cuore” della sanità trema nelle emergenze… 

…la “radiografia” che salva la cardiologia dalle crisi

Immaginate un ingranaggio perfetto che, improvvisamente, si blocca. Non per un guasto interno, ma perché la stanza intorno sta tremando. È quello che accade agli ospedali e ai reparti di cardiologia quando esplode una crisi globale: che si tratti di una pandemia, di un disastro ambientale o di tensioni geopolitiche, il sistema sanitario va in affanno. Le conseguenze? Ritardi letali nei trattamenti d’urgenza, ospedali periferici isolati dal resto del mondo e pazienti fragili che, da un giorno all’altro, smettono di fare i controlli salvavita perché i ponti tra l’ospedale e il medico di base si interrompono.

I numeri del passato, d’altronde, fanno accapponare la pelle. Durante la prima ondata del Covid-19, i centri di cardiologia interventistica hanno subito un crollo delle attività complessive vicino al 75%. Meno interventi, ma soprattutto più rischi: la mortalità post-operatoria in quel periodo è letteralmente triplicata, schizzando dall’1,7% al 5,7%. Un prezzo altissimo pagato in termini di vite umane “evitabili”.

Per evitare che la storia si ripeta, la cardiologia italiana ha deciso di giocare d’anticipo. La risposta si chiama RESIL-Card, un progetto europeo (nato all’interno del programma EU4Healthe legato alla Joint Action JACARDI) che in Italia viene promosso dal GISE (Società Italiana di Cardiologia Interventistica).

Che cos’è RESIL-Card? Sostanzialmente è uno strumento avanzato di autovalutazione. Funziona come una vera e propria radiografia del percorso clinico di una struttura sanitaria: ne mappa le risorse, analizza come viaggiano i dati e scova in anticipo i “punti deboli” – come la carenza improvvisa di personale o l’obsolescenza tecnologica – prima che questi si trasformino in emergenze.

“L’esperienza passata ha dimostrato come la mancanza di una preparazione strutturata alle emergenze prolungate determini una drastica contrazione degli accessi ospedalieri e ritardi diagnostici letali”, spiega Alfredo Marchese, direttore della Cardiologia Interventistica dell’Ospedale Santa Maria di Bari e presidente del GISE. “Il nostro obiettivo è guidare la transizione verso modelli organizzativi flessibili e resilienti”.

La strategia in tre mosse: sanare la frattura tra ospedale e territorio

Il piano d’azione del GISE, presentato a Roma durante l’evento Gap to Care, non si limita alla teoria ma si sviluppa su tre pilastri molto concreti per ridisegnare la sanità del futuro:

  1. I “Resilience Team”: all’interno degli ospedali nasceranno squadre multidisciplinari d’emergenza, supportate da programmi di formazione nazionali, pronte a gestire i flussi di pazienti quando il sistema va sotto pressione.
  1. Telemedicina e PNRR: sfruttando i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, l’obiettivo è digitalizzare i processi per saldare una volta per tutte la storica frattura tra l’assistenza d’urgenza in ospedale e le cure sul territorio. Se il paziente non può andare in ospedale, deve essere la tecnologia a monitorarlo a casa.
  1. Equità e Sostenibilità: la salute non può dipendere dal codice postale. La strategia punta a ottimizzare le risorse e azzerare i costi superflui per garantire gli stessi identici standard di cura sia a chi vive nel centro di una grande metropoli, sia a chi risiede in un piccolo comune periferico o svantaggiato.

Verso un “diritto protetto” alla cura

Il lavoro degli esperti si tradurrà presto in linee guida istituzionali: un Documento di Consenso e raccomandazioni standardizzate da presentare a Ministero e Regioni per inserire stabilmente il concetto di “resilienza” nella programmazione sanitaria nazionale.

Ma la vera rivoluzione sarà culturale. Al centro di questo scudo protettivo contro le crisi ci saranno i pazienti e le loro famiglie (i caregiver), attivamente coinvolti nelle decisioni. Perché la continuità delle cure cardiovascolari non deve essere un lusso legato ai momenti di calma, conclude Marchese, ma “un diritto protetto e inattaccabile in qualsiasi circostanza”.

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