…la fine della medicina a compartimenti stagni
Nel giugno del 2026, la comunità medica internazionale ha vissuto una svolta storica nel contrasto a una delle epidemie più silenziose e pervasive del nostro tempo: la sindrome cardio-nefro-metabolica (CKM). Una condizione complessa che in Italia è arrivata a colpire oltre 11 milioni di persone, spesso nel totale anonimato clinico, intrecciando in un circolo vizioso obesità, diabete di tipo 2, malattia renale cronica e patologie cardiovascolari.
Il punto di svolta culturale e clinico è stato sancito dalla pubblicazione delle prime linee guida dedicate, firmate congiuntamente da quattro colossi della scienza medica americana (AHA, ACC, ADA e ASN), e subito portate al centro del dibattito europeo durante l’International Symposium on Cardiometabolic Risk and Vascular Disease, svoltosi a Stoccolma e co-organizzato da Fondazione Menarini e dal Karolinska University Hospital.
I numeri di un’epidemia nascosta
I dati emersi a Stoccolma hanno delineato un quadro clinico preoccupante, sia a livello nazionale che globale:
In Italia: su 11,6 milioni di pazienti diagnosticati, ben 4,7 milioni presentavano una media di 2,5 fattori di rischio simultanei. I trend hanno mostrato che il 79,6% dei soggetti soffriva di ipertensione, il 67% di diabete di tipo 2 e il 40% di insufficienza renale.
Il fallimento dei target: la maggior parte dei pazienti non risultava controllata a livello terapeutico (il 72% non aveva la pressione a target, il 47% mancava gli obiettivi glicemici).
Il Professor Francesco Cosentino (direttore della Medicina Cardiovascolare del Karolinska Institutet e presidente del congresso) ha ricordato come il peso globale della malattia fosse emerso chiaramente già dai rapporti del Global Burden of Disease: “Le malattie non trasmissibili costituiscono quasi i due terzi della mortalità e della disabilità globali, e le prime tre responsabili sono la cardiopatia ischemica, l’ictus e il diabete. La mortalità cardiovascolare è determinata per almeno un terzo da fattori di rischio metabolici e il burden metabolico continua ad aumentare di pari passo con l’invecchiamento della popolazione”.

La svolta: un approccio integrato contro i compartimenti stagni
Per decenni, diabete, nefropatie e problemi cardiaci sono stati trattati come problemi separati, costringendo i pazienti a continui e inefficienti passaggi da uno specialista all’altro. Le nuove linee guida del 2026 hanno scardinato questo modello introducendo un innovativo sistema di stadiazione in quattro livelli (dallo stadio 0 all’approccio conclamato dello stadio 4), pensato per intercettare il rischio prima del danno d’organo irreversibile.
Il Professor Stefano Del Prato, presidente di Fondazione Menarini, ha sottolineato con forza la necessità di questa metamorfosi culturale: “La sindrome CKM sta diventando la causa predominante di rischio cardiovascolare nella popolazione, ma molte delle sue componenti non vengono messe a fuoco tempestivamente e questo ne peggiora gli esiti clinici. Non possiamo più permetterci di guardare al cuore, ai reni e al metabolismo come capitoli di patologia separati. Questi pazienti non possono essere rimbalzati dal cardiologo all’endocrinologo al nefrologo: il futuro della medicina cardio-nefro-metabolica è superare i confini delle varie specialità”.
A fargli eco, il Professor Cosentino ha spiegato la solidità scientifica che unisce questi organi: “Il razionale fisiopatologico di questo approccio integrato è molto solido: adiposità, insulino-resistenza, disfunzione endoteliale, infiammazione cronica e attivazione neuro-ormonale si intrecciano e si alimentano a vicenda, determinando il progressivo avanzamento del danno aterosclerotico, il rimodellamento del miocardio, lo sviluppo della malattia renale e, in ultima analisi, la disfunzione multiorgano”.
La rivoluzione farmacologica e il ruolo cardine dello stile di vita
Il simposio ha celebrato l’efficacia di una nuova generazione di farmaci “3-in-1”, nati per il diabete ma rivelatisi straordinari scudi multisistemici.
Il Professor Cosentino ha tracciato la mappa di questa evoluzione terapeutica: “Le gliflozine (inibitori SGLT2), nate come ipoglicemizzanti, sono oggi somministrate anche a pazienti non diabetici per i loro documentati benefici cardiovascolari. Gli agonisti del GLP-1 e i dual agonist GLP-1/GIP, introdotti come farmaci anti-diabete e anti-obesità, hanno dimostrato potenti azioni anti-aterosclerotiche. C’è una nuova generazione di farmaci che deve essere conosciuta e utilizzata non solo da endocrinologi e diabetologi, ma da internisti, cardiologi e nefrologi”.

Tuttavia, gli esperti hanno lanciato un chiaro monito: i farmaci non devono far dimenticare lo stile di vita. Richiamando importanti studi internazionali (il Diabetes Prevention Programstatunitense e il Da Qing cinese), Cosentino ha ammonito: “Abbiamo dei tool farmacologici molto potenti oggi, ma non dobbiamo dimenticare lo stile di vita. Un miglioramento della dieta e dell’attività fisica ha un effetto protettivo cardiovascolare significativo attraverso la remissione del pre-diabete. Passare da una condizione di disglicemia alla normo-glicemia si traduce in una protezione a lungo termine. Un dato tanto più urgente di fronte ad una generazione di bambini obesi fin dall’infanzia”.
Le frontiere future: microplastiche e Intelligenza Artificiale
L’evento di Stoccolma ha gettato lo sguardo anche sulle nuove e inquietanti frontiere ambientali e sulle opportunità digitali. Sul piano biochimico, è stata evidenziata la pericolosa correlazione tra l’inquinamento e il danno vascolare. Il Professor Cosentino ha commentato i recenti e allarmanti dati sulla presenza di contaminanti nei vasi sanguigni:
“I pazienti con microplastiche nelle placche presentavano un rischio combinato di mortalità cardiovascolare per ictus e infarto significativamente superiore. Studi in corso presso il nostro laboratorio di Cardiologia Molecolare confermano il potere ossidante e infiammatorio delle micro e nanoplastiche nelle cellule endoteliali, con effetti diretti sull’innesco della malattia aterosclerotica”.
In chiave positiva, l’Intelligenza Artificiale applicata ai grandi registri sanitari svedesi ha tracciato la strada per una gestione data-driven del paziente. Cosentino ha anticipato una vera e propria rivoluzione metodologica:
“L’IA ‘nutrita’ con questa grande mole di dati darà una svolta all’avanzamento della gestione dei pazienti. In futuro potrebbe non essere più necessario ricorrere ai trial clinici tradizionali. Fondamentale è registrare il dato, non solo produrlo, per addestrare l’intelligenza artificiale”.
Gli obiettivi del Simposio
In conclusione, il dottor Giuseppe Caracciolo, direttore scientifico e direttore generale di Fondazione Menarini, ha riassunto lo spirito e la missione della due giorni di lavori a Stoccolma: “Il simposio riunisce esperti internazionali di cardiologia, nefrologia, diabetologia e medicina interna per tradurre in pratica clinica i contenuti delle nuove linee guida. Al centro dei lavori: i criteri di stadiazione della sindrome, le strategie di screening precoce, il ruolo dei nuovi farmaci e i modelli di cura multidisciplinare che il sistema sanitario dovrà adottare per affrontare quella che la comunità scientifica definisce ormai una vera e propria pandemia silenziosa”.

