lunedì, Aprile 27, 2026

Malattie oncologiche, il movimento è un “farmaco” aggiunto 

arriva Be Active Lab, la palestra digitale per i pazienti

Solo il 7% di chi affronta un tumore pratica attività fisica regolare. Eppure, le nuove evidenze scientifiche parlano chiaro: l’esercizio riduce il rischio di morte fino al 37% e migliora l’efficacia delle cure. Nasce una piattaforma multidisciplinare per guidare pazienti e medici in questo cambio di paradigma.

Muoversi durante e dopo un tumore non è solo un “consiglio di benessere”, ma una vera e propria strategia terapeutica. Nonostante la scienza dimostri che l’attività fisica sia in grado di ridurre ansia, depressione e i pesanti effetti collaterali dei trattamenti (come la fatigue o le neuropatie), oggi in Italia esiste ancora una barriera culturale invisibile: solo il 7% dei pazienti oncologici pratica esercizio regolarmente.

Per colmare questo divario tra evidenza medica e pratica quotidiana, nasce Be Active Lab, il nuovo portale informativo di Amgen. Sviluppato con un board multidisciplinare di oncologi, medici dello sport e chinesiologi, il progetto punta a trasformare l’attività fisica in un “alleato delle cure” accessibile a tutti.

L’esercizio come parte della terapia

La visione moderna dell’oncologia sta abbandonando il vecchio concetto di “riposo assoluto”. Come spiega Fotios Loupakis, Oncologo, Ricercatore e Presidente dell’Associazione KISS:

“L’exercise oncology è una disciplina relativamente recente che considera l’attività fisica non solo come raccomandazione di benessere ma come parte integrante del percorso terapeutico. Per chi si sta sottoponendo a cure oncologiche, l’esercizio fisico può migliorare la tollerabilità delle terapie e contribuire a ridurne gli effetti collaterali, con un impatto diretto sull’efficacia delle cure: quando il paziente riesce a seguire con maggiore regolarità i trattamenti, evitando interruzioni, annullamenti o cambi di terapia, aumenta la probabilità che il trattamento stesso funzioni al meglio.”

I numeri della ricerca: il trial CHALLENGE

I dati a supporto di questa tesi sono impressionanti. Il trial scientifico CHALLENGE, pubblicato sul New England Journal of Medicine a fine 2025, ha dimostrato che un programma strutturato di esercizio nei pazienti con tumore al colon ha portato a una riduzione del 37% del rischio di morte e del 28% del rischio di recidiva.

Non si tratta solo di muscoli, ma di biologia: il movimento migliora l’ossigenazione dei tessuti e rafforza il sistema immunitario, creando un ambiente meno ospitale per le cellule tumorali.

Un vestito su misura: la personalizzazione

Non esiste un allenamento standard. L’attività deve essere adattata al quadro clinico del singolo. Alice Avancini, Ricercatrice e chinesiologa dell’Università di Verona, chiarisce:

“Si parla di attività fisica adattata, costruita su misura in base alle condizioni cliniche e alle caratteristiche della persona. La personalizzazione dell’esercizio parte da una valutazione clinica e funzionale del paziente, tenendo conto anche delle sue preferenze, con obiettivi progressivi e un monitoraggio costante per favorire l’adesione al programma e la continuità nel tempo.”

Superare il dogma del riposo

Il vero ostacolo è spesso mentale. Francesca Lanfranconi, Medico dello sport e Ricercatrice, sottolinea la necessità di un’evoluzione culturale:

“Per lungo tempo si è pensato che chi ha un tumore dovesse soprattutto riposare, come se il riposo fosse di per sé curativo e riducesse il metabolismo delle cellule tumorali. Oggi sappiamo che non è così: l’esercizio è una sorta di terapia mirata che favorisce i tessuti sani a sfavore di quelli con cellule tumorali e può rappresentare un’opportunità concreta di supporto al percorso di cura. Si tratta di un vero e proprio cambio di paradigma, che richiede un’evoluzione culturale della medicina.”

Be Active Lab: una palestra in un click

Il portale (disponibile su www.beactivelab.it) offre circa 70 video-esercizi guidati da esperti, con focus su forza, mobilità e respirazione. Gli esercizi sono pensati per essere eseguiti anche a casa, con versioni adattate per chi ha difficoltà motorie, sempre previa consultazione con il proprio medico.

L’iniziativa riflette una visione olistica della medicina, come dichiarato da Alessandra Brescianini, Medical Director di Amgen Italia:

“Le evidenze più recenti confermano che i percorsi di cura sono processi complessi, il cui successo dipende, oltre che dalle terapie più innovative, anche da una pluralità di fattori. Tra questi, l’esercizio fisico riveste un ruolo essenziale. Innovare il patient journey significa non solo rendere le strategie terapeutiche sempre più mirate, efficaci e tollerabili, ma anche contribuire ad una visione olistica, supportando la comunità scientifica nell’evoluzione dei modelli assistenziali.”

Il testimonial: la forza di Ivan Basso

A confermare il valore di questo approccio è anche chi ha vissuto la malattia in prima persona. L’ex campione di ciclismo Ivan Basso racconta la sua esperienza:

“Non ho mai abbandonato lo sport: è stato prezioso in ogni fase del mio recupero e continua a esserlo ancora oggi. È stato un ritorno graduale, ma decisivo per ritrovare equilibrio, forza e fiducia. Riprendere in breve tempo l’attività fisica, con l’approvazione dei medici, mi ha dato un sostegno psicofisico importante, contribuendo a migliorare l’umore e rafforzando l’autostima, elementi che concorrono al riequilibrio del corpo e della mente. Questo principio può valere per qualunque paziente oncologico.”

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