lunedì, Aprile 27, 2026

Culla vuota, Scienza pronta…

…La Medicina della Riproduzione come Scudo contro la Denatalità

Di fronte a un’Italia che invecchia, il SSN è chiamato a un cambio di passo. Esperti e politica chiedono l’aggiornamento dei LEA: la preservazione della fertilità deve diventare un diritto anche per le pazienti non oncologiche.

Non è solo una questione di culle vuote, ma di salute pubblica e diritti negati. Il declino demografico italiano non si combatte solo con bonus bebè, ma entrando nei laboratori e nelle corsie d’ospedale. È questo il messaggio forte emerso  nei giorni scorsi a Roma a Palazzo Wedekind durante l’evento istituzionale “Prevenzione della Fertilità e Medicina della Riproduzione”, promosso dalla Fondazione Benessere Donna e da Italian Health Policy Brief (IHPB).

L’urgenza: prevenire l’infertilità “prevedibile

L’infertilità oggi non è solo un destino biologico, ma spesso la conseguenza di patologie che “erodono” il tempo riproduttivo delle donne. Se per le pazienti oncologiche il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) già garantisce la crioconservazione degli ovociti, resta un vuoto normativo per migliaia di altre donne colpite da malattie altrettanto invalidanti per la fertilità.

“Il SSN copre la preservazione della fertilità solo per patologie oncologiche,” ha spiegato il Prof. Nicola Colacurci, Presidente della Fondazione Benessere Donna. “Dovrebbero invece essere incluse le maggiori condizioni cliniche ad alto impatto riproduttivo. Il loro inserimento nei LEA permetterebbe una reale politica di prevenzione, evitando che queste procedure restino un’attività di nicchia accessibile solo nel settore privato.”

Non solo oncologia: il caso di endometriosi e sclerosi multipla

L’obiettivo è chiaro: proteggere la capacità riproduttiva di fronte a diagnosi di endometriosi, sclerosi multipla o menopausa precoce. Secondo le stime presentate, garantire l’accesso alla PMA e alla preservazione a queste pazienti permetterebbe a oltre 1.100 donne già nel primo anno di coronare il desiderio di maternità.

La politica sembra aver recepito l’appello. La Dott.ssa Maria Rosaria Campitiello, del Ministero della Salute, ha sottolineato come la fertilità sia ormai una priorità trasversale: “Dobbiamo prevenire l’infertilità ‘prevedibile’, evitando costi futuri più elevati per il SSN e allineando l’Italia a un approccio di medicina preventiva e personalizzata.”

Un investimento per il “Sistema Paese”

Investire in medicina della riproduzione non è un costo, ma una manovra economica per la sostenibilità futura. Un concetto ribadito da Ramòn Palou de Comasema, AD di Merck Italia, che ha evidenziato come l’innovazione dell’industria sia pronta a supportare il sistema: “Investire nella prevenzione della fertilità è una scelta strategica per la sostenibilità del sistema Paese, perché assicura equità di accesso ai trattamenti per quelle patologie non oncologiche che compromettono la capacità riproduttiva.”

La sfida del legislatore

Il passaggio finale spetta ora al Parlamento e alle Regioni. Il Senatore Ignazio Zullo (Commissione Affari Sociali) ha tracciato la rotta per i prossimi mesi: “La politica è chiamata a garantire un quadro normativo che permetta al SSN di rispondere in modo più efficace ai bisogni delle coppie e di valorizzare il contributo che la scienza può offrire nel contrasto alla denatalità.”

L’Italia si trova a un bivio: continuare a osservare passivamente il calo delle nascite o trasformare la medicina della riproduzione in un pilastro della cittadinanza. La strada proposta dagli esperti è chiara: trasformare la speranza in un diritto codificato nei livelli essenziali di assistenza.

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