sabato, Maggio 2, 2026

Dalla Bulgaria un film sulla vita, la morte e il perdono

Pacchetto Eternità è un film della regista bulgara Magdelena Ilieva, che ne è anche sceneggiatrice insieme a Jonathan Heidelberger. La storia è ambientata in un paese vicino a Sofia dove il giovane Bobkata subentra nella gestione di un’impresa funebre, dopo la morte della madre che ne era proprietaria. Ma le cose non vanno bene. E’ pieno di debiti e l’azienda è sull’orlo del fallimento. Il giovane si inventa il “Pacchetto Eternità” che dovrebbe essere acquistato da persone ancora in vita per garantirsi un ottimo servizio funebre quando moriranno. L’idea non ha successo. A chi è vivo non piace pensare alla morte e alle sue incombenze pratiche future. Questa idea sarebbe per Bobkata anche un escamotage per evitare che l’altra agenzia funebre concorrente, con forti appoggi politici, possa appropriarsi di tutti i morti che provengono dall’ospedale per gestire le loro esequie e tentare di assorbire la sua impresa. L’operazione, alla fine, non riuscirà e Bobkata sarà costretto a cedere la sua azienda.

Una scena del film con il protagonista Stoyan Doychev

Ma il film, in sostanza, è la storia di un giovane, delle sue difficoltà finanziarie, delle sue preoccupazioni per il futuro, dei rapporti problematici con la moglie, con il figlio, che non è il suo ma quello di un precedente matrimonio. Qualcosa di positivo sembra accadere, però, quando Joana, una ricca e vecchia ballerina dell’epoca socialista, vorrebbe acquistare il suo Pacchetto Etermità, il che potrebbe in qualche modo aiutarlo economicamente. Ma lui scopre che Joana ha un passato che lo coinvolge direttamente (la donna sarebbe stata la causa della morte del padre) e, almeno all’inizio, rifiuta sdegnato il suo aiuto. Alla fine, però, dovrà ricredersi. Sarà lei, infatti, che l’aiuterà ad animare la comunità di una casa di riposo, dove Bobkata spera, vanamente, di conquistare altri clienti per il suo “Pacchetto Eternità”. E, alla fine, sarà la sua ultima cliente. Non entriamo qui, nei particolari della trama che forse in certi casi è un po’ sfilacciata.

Da segnalare l’impegno della regista di lavorare anche su alcuni aspetti simbolici (il pesciolino Nemo, affidato al patrigno dal figlio, che ne è particolarmente affezionato, e che, invece, verrà lasciato morire; il carro funebre che sembra sempre sul punto di fermarsi ma dopo vari tentativi e spinte riprende a funzionare). Alla regista forse manca una mano più ferma durante alcune riprese, e si sarebbe potuto porre una maggiore attenzione in fase di montaggio a certi flash back, troppo rapidi e quindi in qualche caso poco comprensibili.

Per essere un’opera prima vi sono comunque molti elementi positivi. Emerge un po’ a fatica la componente tragicomica, anche se certe scene (come il tira e molla tra Bobkata e il suo concorrente ai danni della barella su cui giace il cadavere di Joana per poterne celebrare il funerale) sono indubbiamente di una macabra efficacia. (Un buon doppiaggio probabilmente sarebbe importante. Io il film l’ho visto sottotitolato).

Il messaggio di fondo di questa pellicola ce lo conferma la stessa regista che sostiene come “Il film ci sfidi a riflettere se valga la pena di provare risentimento, rabbia, lotte e rancore quando, alla fine, siamo tutti diretti nello stesso posto”. Da segnalare la valida prova dell’attore principale della pellicola – distribuita da Mammut Film – che è  Stoyan Doychev.

Ecco il trailer ufficiale del film.

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