12 Agosto 2022

IL VECCHIO TEATRO EDEN

di Carlo Radollovich

Gestito dalla società creata da Emilio Suvini e da Luigi Zerbini, il teatro di largo Cairoli venne lanciato, ai primi del Novecento, come Caffè-concerto.

Forse pochi libri ricordano che tra i locali del teatro Olimpia (descritto ne “ilMirino” dell’8 novembre scorso) e il teatro Eden esisteva un sottopassaggio percorso da quegli spettatori che, dopo essersi gustata un’operetta oppure una commedia presso l’Olimpia, desideravano sgranchirsi le gambe nell’ampio scantinato dell’Eden, ove era stata allestita una sala per il pattinaggio.

L’Eden, in quegli anni, fu al centro della “belle époque” milanese con artisti molto noti a quei tempi (vedi i vari Pasquariello, Villani, Bambi, Mary Fleur, eccetera). Ma non si svolgevano soltanto danze sfrenate sul palco. Infatti, nel primo decennio del Novecento, sotto il patrocinio della Gazzetta dello Sport, si effettuarono i campionati internazionali di lotta greco-romana. Furono famosi il tedesco Schackmann e il gigante russo Galitzine, vero eroe della mossa “a cravatta” e autore di qualche schiacciamento delle vertebre cervicali…

Poco prima dello scoppio della prima Guerra mondiale, Luigi Zerbini ebbe un’idea che manifestò alla stampa in dialetto meneghino:” Mi, al teater Eden ghe cambi nomm e fondarò el Cabaret Rouge” (cambio nome al teatro Eden e qui fonderò il Cabaret Rouge), traendo evidentemente spunto dal “Moulin Rouge” parigino.

Tutto sembrava deciso sul nuovo nome del teatro quando irruppe un collaboratore del Corriere della Sera, Luciano Zuccoli, il quale propose tout court di non ricorrere alla lingua francese, ma di fare uso dell’italianissima espressione “Taverna Rossa”. E la disputa si concluse in un paio di giorni: vinse la “versione” di Zuccoli. Tutto quanto, all’interno della rinnovata sala, si ispirò al rosso: le poltrone, le pareti, le balconate, il sipario, persino i tavolini vennero dipinti in tonalità vermiglio.

La rivista venne lanciata grazie al fior fiore degli autori dell’epoca. Citeremo tra gli altri Silvio Zambaldi, Carlo Rota, Carlo Veneziani, Arnaldo Fraccaroli, Carlo Frattini. Una nota curiosa all’interno dell’Eden: il commediografo Alberto Colantuoni, poco prima dell’inizio del primo conflitto mondiale, scommise una sera con il pubblico che una sua opera (in seguito intitolata “Di palo in frasca”) sarebbe stata composta e messa in scena in meno di ventiquattro ore. Lavorò tutta la notte e la mattina seguente impegnò attori, attrici, balletto, orchestra e la sartoria. Alle ventuno dello stesso giorno, lo spettacolo, record dei record conseguito, venne puntualmente rappresentato.

Purtroppo, la Taverna Rossa non sopravvisse al primo dopoguerra. Si decise che il Teatro Eden si riappropriasse delle sue caratteristiche originali e perciò si tornò ai normali programmi di varietà e di commedie, smobilitando tutte le strutture dipinte in rosso. Vanno ricordate le rappresentazioni della compagnia stabile di prosa “Città di Milano” (detta anche delle quattro “P”), della quale fecero parte Andreina Pagnani, Lamberto Picasso, Camillo Pilotto e Nicola Pescatori.

Dal 1935 ecco affacciarsi prepotentemente il cinematografo che, gradatamente, prese pieno possesso del teatro…

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